Mann Napoli, patto con la Procura: «Un Museo della legalità con i reperti recuperati»

«I tesori della legalità», parte da Napoli il progetto pilota

Patto tra Procura e Mann
Tombaroli a libro paga dei clan e collezionisti, case d'asta e musei internazionali senza scrupoli sono stati, negli anni, artefici di un saccheggio del nostro patrimonio...

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Tombaroli a libro paga dei clan e collezionisti, case d'asta e musei internazionali senza scrupoli sono stati, negli anni, artefici di un saccheggio del nostro patrimonio archeologico. A ciò si sono aggiunte la burocrazia, snellita solo negli ultimi anni, e la mancanza delle giuste sinergie tra le istituzioni. Tutto questo ha portato ad avere oltre 14mila reperti storici e archeologici, trafugati illecitamente o oggetto di scavi abusivi, sequestrati e dimenticati nei depositi con pratiche ferme da cinquant'anni. Oggi lo scenario appare decisamente diverso e il risultato è frutto di un progetto pilota, dal titolo «I tesori della legalità», presentato ieri al Mann, che ha consentito di individuare questi oltre 14mila reperti e liberarne già circa cinquemila pertinenti a una sessantina di casi giudiziari conclusi, tra ceramiche da impasto, monete e produzioni greche e italiche, elementi di arredo di abitazioni private dell'antica Roma e tanto altro. 

«Si crea un metodo nuovo di lavoro a gomito tra Musei, Soprintendenze e Procure - ha spiegato il direttore del Mann, Paolo Giulierini - In questo modo avremo a disposizione oltre 14mila oggetti trafugati nel corso degli anni e recuperati, che ci potranno dare nuove notizie di natura storica e archeologica e potranno servire, collocati nell'Albergo dei Poveri dove abbiamo oltre 10mila metri quadrati a disposizione, un grande museo della legalità che possa raccontare ai giovani che se si sottrae patrimonio non si perde solo bellezza ma si perde anche coscienza del proprio passato. A marzo faremo una grande mostra che anticipa questa sezione. C'è un vento nuovo». 

Il vento nuovo serve anche a spezzare le mire della camorra che negli anni ha contribuito allo scempio del patrimonio archeologico per ragioni di business ma anche per quell'odio di cui ha parlato il procuratore aggiunto di Napoli, Pierpaolo Filippelli: «I camorristi, come i violenti, odiano la cultura. Lo stupro del nostro patrimonio, la razzia e la devastazione che ci sono state negli anni hanno spesso arricchito le organizzazioni criminali». Il tema riguarda profondamente il territorio di Napoli e provincia. «Un territorio che è un giacimento a cielo aperto di beni culturali e archeologici», ha sottolineato il procuratore Nunzio Fragliasso, a capo della Procura di Torre Annunziata confermando l'impegno per un monitoraggio e un censimento di questi beni. «Va evitata l'entropia istituzionale che genera una dispersione di energie, lavoro, tempi, conoscenze», ha detto il procuratore aggiunto di Napoli, Vincenzo Piscitelli, sottolineando l'importanza delle sinergie create dal protocollo con il Mann. 

Insieme ai reperti, recuperati grazie al lavoro sinergico che ha impegnato, tra gli altri, il maresciallo capo dei carabinieri del comando provinciale Ilaria Marini, il funzionario archeologo del Mann Marialucia Giacco e la docente di Diritto europeo dei beni culturali della Federico II Daniela Savy, sono emersi anche aneddoti e storie di vario tipo. Una è quella del tesoro trovato nella casa di un vecchio prete di Calvizzano dove poi era rimasta ad abitare la sua perpetua. Si tratta di una cinquantina di manufatti provenienti dalla necropoli di San Pietro a Calvizzano. Non tutti originali però, o almeno così sembra. Nove tra vasi e anfore potrebbero essere dei falsi, ma la certezza arriverà dopo le verifiche degli studiosi del Laboratorio del falso dell'Università Roma Tre a cui ieri gli oggetti sono stati affidati. Già, perché c'è anche il mercato del falso a fare sfregi al patrimonio culturale, come ha spiegato Domenico Camardo, archeologo capo dell'Herculaneum Conservation Project e tra i relatori intervenuti ieri al Mann insieme, tra gli altri, al direttore della Soprintendenza Mariano Nuzzo e alla direttrice del segretariato regionale del Mic Teresa Elena Cinquantaquattro

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Il Mattino