Mariateresa Arcamone, l'ultima dispersa di Ischia: la sveglia in piena notte per servire i caffé ai primi pendolari

Lavorava in un bar e si svegliava presto: forse la frana la ha presa per strada

Mariateresa Arcamone con il fidanzato Salvatore Mazzella
Mariateresa, dove sei? Per giorni lo ha urlato, in preda alla disperazione, aggirandosi stranito in quello scenario di distruzione e morte. Adesso quell’urlo si è...

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Mariateresa, dove sei? Per giorni lo ha urlato, in preda alla disperazione, aggirandosi stranito in quello scenario di distruzione e morte. Adesso quell’urlo si è spento nel silenzio, in una solitaria malinconica attesa che il fango gli restituisca il corpo della sua compagna.

Il fango oppure il mare, perché Salvatore Mazzella, così come tutti i soccorritori che la stanno cercando da giorni, non può sapere cosa sia successo precisamente in quell’alba livida allsa giovane donna, l’unica ancora ufficialmente dispersa. Il fatto è che alle cinque di sabato scorso, mentre la montagna veniva giù, le altre undici vittime dormivano, o erano comunque nelle loro case, ed è lì che sono morte e sono state ritrovate, sommerse da due o tre metri di melma. Mariateresa Arcamone no. Lei, quasi sicuramente, si trovava già all’esterno della propria abitazione ed è stata quindi travolta e trascinata via chissà dove, forse nella parte bassa di via Celario, dove ancora non si riesce a scavare, forse dentro una condotta o in un alveo pluviale, o addirittura trasportata fino al mare: quella presenza amica, familiare per chi vive su un’isola, diventata una palude di sabbie mobili, una trappola maledetta.

Mariateresa, 31 anni, si svegliava presto la mattina. D’inverno quando era ancora buio. Alle cinque, di solito, era già pronta: da diversi anni infatti lavorava a Forio, al bar pasticceria La Lucciola, sul porto, e doveva trovarsi lì per le sei al massimo, in tempo per preparare i primi caffè e servire i primi cornetti ai pendolari che si avviavano all’aliscafo. Quindi è probabile che fosse già in strada, o almeno già pronta per uscire, quel maledetto sabato mattina: mentre finiva di prepararsi ad affrontare il temporale imperversato per tutta la notte, potrebbe aver avvertito il rombo assordante della frana, e aver provato a mettersi in salvo scappando all’esterno, istintivamente. Rispetto alle altre vittime, potrebbe dunque essere stata l’unica ad aver visto realmente la morte in faccia. Il dolore del compagno Salvatore, che quella notte non era a Casamicciola ma al lavoro su una nave da crociera, e che nella tragedia ha perso anche la sorella Giovanna, il cognato Maurizio e il nipotino Giovangiuseppe di 22 giorni, è lancinante, disperato. «Sogni? Sì, tanti, volevamo mettere su famiglia, avere una casa magari più grande e in riva al mare, vacanze spensierate. Lei era, anzi è una donna meravigliosa e ho sempre adorato il suo carattere, forte e positivo», dice con la testa tra le mani. Mariateresa solare e gentile, Mariateresa bella e affettuosa, mai insofferente malgrado la vita dura, la sveglia che suonava troppo presto, la fatica di stare tutto il giorno dietro il bancone del bar. «Le volevano bene anche i bambini, ai quali serviva il cornetto fra mille sorrisi, raccontano le amiche. «L’alba con il caffè e il cornetto al bar non sarà più lo stesso senza le tue risate», commenta sui social Giovanni Misto, operatore ecologico di Forio.

Mariateresa si era spostata con Salvatore a via Celario a Casamicciola, a breve distanza dalla villetta dove vivevano i suoi cognati, ma è nata e cresciuta a Lacco Ameno. Da ragazzina frequentava Angelica, Mara e Laura che la ricordano correre con loro nei vicoletti, le prime uscite da “signorinelle”, le serate in compagnia. «Adesso siamo qui – dicono - ad attendere, così come attendono i suoi cari e vorremmo che il tempo tornasse indietro» «Chi è Mariateresa? Per giorni – raccontano altre amiche, quelle del gruppo “Emmeti” - agli occhi di tanti è stata una ragazza di 31 anni senza storia. Con noi, per noi resta il ricordo di una persona generosa e altruista, se c’era da dare una mano non si sottraeva mai. Avrebbe seguito Salvatore in capo al mondo, amava il suo cane Byron come quel figlio che avrebbe atteso se la sua vita non si fosse spezzata. Sono giorni che aspettiamo di vederla arrivare, sebbene in ritardo come era solita essere». In ritardo, anche questa volta. «Sì, la stiamo aspettando. Ce la andremo a prendere, ovunque sia».

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