Metrò, sotto i ponti abusi edilizi e rifiuti: «Ora servono 5 milioni»

«Abusi edilizi, discariche illegali di rifiuti e perfino di oggetti rubati che sorgono come funghi sotto i ponti della metropolitana Linea 1, in aree di proprietà comunale che dovrebbero essere riservate solo agli addetti ai lavori per motivi di sicurezza e invece sono state violate nel corso degli anni. Le recinzioni protettive che erano state installate per proteggere le aree sottostanti i ponti, rimosse e devastate. E non va meglio per le coperture superficiali che rivestono piloni e strutture in ferro dei viadotti, i cosiddetti elementi complementari, «deteriorate e saltate già più volte».

Sono le principali «criticità» rilevate dai tecnici dell'Anm, che gestisce il metrò per conto del Municipio, nel dossier inviato il 30 agosto scorso da Palazzo San Giacomo al Provveditorato alle Opere Pubbliche del Ministero dei Trasporti, così come richiesto da Roma a tutti gli enti dopo il crollo del ponte Morandi di Genova. La Linea 1, infatti, oltre alle tratte in galleria, conta oltre 4,5 km di viadotti sopraelevati su un totale di 18,2 km - sui quali i treni corrono in esterno. Ponti che si dipanano da Piscinola ai Colli Aminei, costeggiando le case, lungo via Cupa della Filanda. I tecnici, che escludono, comunque, problemi di tipo statico, nella relazione al ministero chiedono circa 5 milioni di euro per garantire la massima sicurezza del viadotto. Soldi da utilizzare per un piano di indagini strumentali sulle strutture di acciaio e per realizzare una nuova recinzione. Inoltre, sollecitano lo sgombero delle occupazioni abusive sottostanti.

L'ISPEZIONE
La relazione al Ministero era stata sollecitata al Comune il 17 agosto scorso, all'indomani del crollo a Genova, ed è stata consegnata il 30 agosto al Provveditorato alle Opere Pubbliche e acquisita agli atti della commissione Trasporti, presieduta da Nino Simeone. I viadotti, è scritto nel dossier, sono costituiti «da travi cave di impalcato ferroviario precompresso, appoggiate su elementi in cemento armato», che sorreggono i binari del treno, i pannelli fonoassorbenti e le velette di copertura, anche queste ultime in cemento armato. I controlli sull'infrastruttura sono costanti. L'intera tratta del viadotto, è scritto nel dossier, «viene ispezionata visivamente ogni 6 mesi e ci sono continui interventi di manutenzione correttiva per gli elementi accessori, tra cui ripristini di copriferro e sigillature di giunti». Lungo il tracciato è presente anche un'unica struttura di metallo, che è «oggetto di continuo monitoraggio strumentale ogni 6 anni». In conclusione, scrivono i tecnici, «si è ragionevolmente certi che non ci sono condizioni di rischio o criticità connesse alla sicurezza statica dell'intera struttura portante del viadotto».

LE CRITICITÀ
A preoccupare, però, sono le condizioni «connesse al deterioramento di elementi complementari della struttura», sulle quali, nel dossier, sono evidenziate diverse «criticità» - come il «distacco di copriferro superficiale» - su cui l'Anm è costretta a intervenire ripetutamente. Ma le verifiche visive non bastano. «Sarebbe opportuno scrivono i tecnici - un piano di indagini di tipo strumentale e di dettaglio e diagnosi di tipo dinamiche per gli elementi in acciaio. Per tali interventi si prevede un importo di circa 2 milioni e 50mila euro».

GLI ABUSI
C'è, poi, la questione delle aree sottostanti i viadotti, che «sono state espropriate dal Comune di Napoli all'atto della realizzazione e all'epoca furono recintate con reti molto deboli che nel tempo hanno subito continue rimozioni indebite e abusive da parte di confinanti e ignoti». «In diversi casi è scritto nel dossier sorgono anche manufatti edilizi abusivi». Inoltre, le aree sono «anche continuamente sommerse da rifiuti e spesso anche di oggetti rubati». Situazioni, peraltro, già al centro di numerose denunce contro ignoti. In conclusione, i tecnici chiedono di «progettare e realizzare un sistema di recinzione più solido a chiusura della fascia di rispetto dell'area sottostante l'intera tratta esterna in viadotto per la quale si stima un importo di 2,5 milioni».

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