Napoli, orrore al cimitero: le ossa di altri morti nelle cappelle private

La sorpresa e l’orrore arrivano dopo la tempesta. Più che un temporale d’estate, quello che cadde su Napoli il 3 agosto scorso fu una specie di ciclone. Quella «bomba d’acqua» non risparmiò nemmeno la zona del Nuovo Cimitero di Napoli. E la pioggia caduta su tutta la città, accompagnata da raffiche di violentissimi fulmini, danneggiò numerose strutture cimiteriali a Poggioreale. Così si sono mossi alcuni parenti di defunti sepolti in cappelle private, qualcuno allertato dai custodi, altri mossi da spontanea necessità di verificare che quel nubifragio non avesse allagato o compromesso quegli edifici. E a quel punto hanno scoperto che nei loculi destinati all’eterno riposo dei propri familiari qualcuno aveva abbandonato i resti di altri poveri morti senza nome. 
L’ORRORE
Teschi, tibie, frammenti di un bacino e altre ossa. Questo si è parato dinanzi agli occhi di due gruppi diversi di persone che si erano recate per verificare i danni dell’alluvione. Scoperte assolutamente casuali. «Quando siamo giunti al cimitero - dice un testimone che ha raccontato a Il Mattino della prima scoperta - io e mia moglie ci siamo subito resi conto che le piogge violentissime cadute a inizio di agosto avevano compromesso il tetto della cappella. Abbiamo deciso di ritornare qualche giorno dopo con i nostri figli per verificare che l’acqua non fosse penetrata anche all’interno dei loculi dove sono sepolti i nostri cari. E quando abbiamo distaccato i marmi ci siamo trovati di fronte a una scena terribile: accanto alla bara di un nostro zio c’erano, sparse, delle ossa. Due teschi e vari altri resti umani».
IL MISTERO
Com’è possibile, si sono chiesti dopo attimi di primo, comprensibile smarrimento ed orrore di fronte a quei mucchietti di ossa sparpagliati, che ci fossero resti umani accanto ad una bara regolarmente sigillata? La stessa incredibile esperienza sarebbe toccata, qualche giorno più tardi (e solo ai primi di settembre, per la precisione), ad una coppia di sposi che - presi dalle stesse perplessità sui danni provocati dall’allagamento della cappella di famiglia - hanno pensato di verificare l’interno di altri loculi. A chi appartengono quei poveri resti? Ma, e soprattutto, chi ha potuto avere accesso a cappelle private, le cui chiavi sono nella esclusiva disponibilità dei proprietari? Mistero.
I FURTI
In attesa che si chiarisca la situazione, resta alto anche l’allarme furti all’interno del cimitero. Chiariamo subito che la zona interessata dalle «intrusioni» di resti umani nei loculi di cappelle gentilizie in questione è quella del settore settentrionale del Nuovo Cimitero cui si ha accesso da via del Riposo. Ed è qui che si sarebbero verificati numerosi nuovi furti di oggetti e arredi sacri, sia interni che esterni alle strutture. C’è chi, alla riapertura del cimitero dopo la sosta estiva, lamenta di non aver trovato più addirittura le scritte in ottone riproducenti il cognome della famiglia che campeggiavano sull’arco d’ingresso principale; e chi ha scoperto che qualcuno - forzando lucchetti e serrature - si era portato via persino candelabri d’argento e altri arredi, oltre a oggetti in rame.
IL CASO
Ma ora l’aspetto più sconcertante di tutta questa vicenda è un altro. «Appena fatta la scoperta dei resti mortali sistemati chissà quando e da chi nei loculi della cappella - spiega uno dei proprietari delle cappelle violate - d’istinto ho deciso di chiamare i custodi e le forze dell’ordine per denunciare tutto. Ma poi qualcuno mi ha suggerito di lasciar stare: perché - con il loro intervento - sarebbero inevitabilmente scattati i sigilli e il sequestro dell’edificio, che abbiamo costruito con non pochi sacrifici economici». La paura di non poter più disporre anche per mesi della propria cappella funeraria, insomma, rischia di diventare più forte del coraggio civico di denunciare fatti gravissimi. «Ci penseremo, ma la decisione spetta a più componenti della famiglia», dice uno dei proprietari.
GLI APPALTI
C’è invece chi ha già deciso di mettere nero su bianco. Ed è chi, pur potendo disporre di una ditta di fiducia per ristrutturare o rinnovare esterni e interni della cappella, si è sentito «suggerire» dalle solite voci «interne» al cimitero che «è meglio rivolgersi alle ditte interne»: cioè a quei tre-quattro gruppi di operai che lavorano abitualmente nel perimetro della «terra santa».

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