Posillipo, resta ai domiciliari il terapista degli orrori: foto pedopornografiche nel centro per l'autismo

Non ha convinto i giudici e ora la sua posizione potrebbe anche aggravarsi. Resta agli arresti domiciliari, ma le nuove indagini presentate in queste ore dalla Procura alla valutazione del Tribunale del Riesame tracciano un quadro sempre più nero sul suo conto. È il caso del terapista infantile E.G., da dieci anni in forza a un centro specializzato di Posillipo, lo scorso agosto finito agli arresti domiciliari con accuse da brivido. Ricordate la vicenda? Violenza sessuale, possesso di foto a sfondo pedopornografico, dopo la denuncia di una madre in grado di interpretare il disagio della figlia autistica al termine delle sedute di terapia. Oggi, a distanza di un mese dagli arresti, il quadro è diventato più chiaro, a partire da un dato procedurale. Ieri mattina i giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato gli arresti domiciliari per E.G., respingendo la richiesta di revoca della misura cautelare. Nei suoi confronti, dunque, pesano altre denunce. Nelle ultime settimane, sono stati gli uomini della Mobile ad acquisire agli atti la testimonianza di altre tre donne, tutte madri di bimbe che erano state in terapia con E.G. Stando a quanto emerso finora, le donne avevano segnalato alla direzione del centro clinico alcune anomalie riscontrate nell'atteggiamento delle figlie. E non è tutto.
 
Stando a quanto emerso, dal cellulare dell'uomo sono venute fuori alcune foto scattate alle parti intime di una bambina (cosa che aveva fatto scattare l'arresto in flagranza), ma anche altre immagini da ieri mattina depositate agli atti. In sintesi, l'uomo aveva scaricato delle foto di un party di nudiste adolescenti su una spiaggia di nudisti. Foto scaricate da internet e immagazzinate accanto a quelle dei genitali della piccola in cura.

Difeso dal penalista Domenico Buonincontro, l'uomo si protesta innocente respingendo l'accusa di aver molestato le proprie pazienti: «Ho solo praticato la terapia del solletico - avrebbe spiegato - se ci sono contatti su zone intime, sono stati puramente occasionali». Inchiesta coordinata dal pm Cristina Ribera e dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, decisivo il lavoro dei carabinieri in forza alla Procura e, in un secondo momento, degli specialisti della Mobile.

Dopo la denuncia della prima donna, ora ci sono nuovi elementi al vaglio della Procura. Si tratta di madri che sono state contattate e ascoltate ad agosto dagli inquirenti, che avrebbero confermato la condizione di disagio delle proprie figlie. Agli atti anche un filmato dei primi di agosto. Dopo aver ricevuto la denuncia della prima donna, vennero piazzate delle microcamere all'interno della sala adibita alla terapia per i piccoli con disturbi relazionali. Una scena in particolare spinse gli inquirenti agli arresti in flagranza, con tanti di provvedimento di fermo: l'uomo scattava foto alle parti intime, foto che poi sono state rinvenute dalla memoria remota del cellulare.

Era venerdì tre agosto quando scattarono le manette, con un blitz coordinato dal pm Ribera. Seguì un lungo interrogatorio, nel corso del quale l'uomo provò a difendere la propria condotta, ricordando i tanti successi ottenuti grazie alle proprie terapie, ma negando di aver scattato delle foto a sfondo pornografico. Una vicenda che ha visto i vertici del centro posillipino (dove lavorano specialisti di provata esperienza) sempre e comunque al fianco delle forze dell'ordine, in un rapporto di stretta collaborazione.

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