Napoli, reparto chiuso per il party. L’ex primario al giudice: «Fanno tutti così»

Dunque, si è difeso. E lo ha fatto dinanzi al giudice del Tribunale civile, rilanciando in modo formale un concetto che era trapelato nel pieno della bufera che lo ha investito. Siamo ai piani alti della Torre A del Tribunale di Napoli, tocca al primario Francesco Pignatelli battere su un punto: «All’ospedale del Mare esisteva una prassi, che consisteva nell’appoggiare i pazienti da un reparto all’altro. Come primario del reparto di chirurgia vascolare, gli era accaduto di aver ricevuto, di aver ospitato pazienti provenienti da altri settori dell’ospedale. Uno scambio di cortesie, buone prassi che venivano adottate - ha spiegato Pignatelli - aderendo a richieste verbali, quindi non protocollate in modo ufficiale». 

LA DIFESA
Parole destinate alla valutazione di un giudice, da ieri intervenuto nel corso della procedura straordinaria (ex articolo 700) per ottenere il reintegro nei vertici della sanità campana, dopo lo scandalo legato alla chiusura dell’intero dipartimento. Un caso sollevato mesi fa - eravamo ai primi di luglio - da una denuncia del consigliere regionale dei Verdi Francesco Borrelli, che spinse i vertici dell’Asl napoletana (ieri costituiti dinanzi al giudice civile) a revocare l’incarico di primario nei confronti dello stesso Pignatelli. Difeso dagli avvocati Stefano Montone e Luca Rubinacci, ieri il medico ha ripercorso le tappe della vicenda mediatica, disciplinare (ma anche giudiziaria) che lo ha investito due mesi fa. Stando alla ricostruzione iniziale, Pignatelli avrebbe chiuso il reparto, per poter partecipare - da organizzatore - a una festa a Pozzuoli, un evento con cui suggellare la sua avvenuta promozione a primario. 

LA FESTA
Diversa la versione di Pignatelli, che ha ricordato che quella festa era in realtà un evento di beneficenza, finalizzato alla definizione di importanti terapie e all’acquisto di macchinari. Ma la prima udienza è stata comunque dedicata alla scelta di chiudere il reparto. Una scelta ritenuta azzardata anche perché quel giorno si presentò in ospedale un paziente che fu poi dirottato presso un altro ospedale, dove è stato poi operato da un altro staff medico. 

LA PROCURA
Quanto basta a spingere la Procura di Napoli, con i pm Stella Castaldo e Francesco Raffaele ad aprire un fascicolo per abuso d’ufficio. Non più un fascicolo conoscitivo e privo di notizie di reato, ma un’ipotesi investigativa grazie alla quale condurre acquisizioni, sentire testimoni, ascoltare persone informate dei fatti. 
 

In campo, sin dalle primissime battute di questa vicenda, ci sono i massimi esperti del settore, vale a dire i carabinieri del Nas, agli ordini del colonnello Vincenzo Maresca e del maggiore Gennaro Tiano. Ma torniamo all’udienza di ieri mattina. Sulla decisione di chiudere un’intera ala dell’ospedale, il primario non ha avuto dubbi: presso il suo reparto - ha spiegato - in diverse circostanze sono stati appoggiati pazienti provenienti da altri reparti, non grazie a una richiesta scritta, ma in virtù di un accordo che avveniva per le vie brevi, con una semplice comunicazione verbale tra colleghi. 

L’ATTESA
Una vicenda che ora attende l’esito della valutazione del giudice civile, a proposito della richiesta di reintegro del primario. Sul versante puramente penale, invece, i carabinieri del Nas puntano a sciogliere anche altri nodi. A partire dall’abitudine di organizzare una festa, per finire al rapporto con gli sponsor degli eventi e con la società che veniva contattata per gestire l’evento. Insomma, un giro di interventi su cui ora la Procura di Napoli punta a fare chiarezza, ovviamente al netto delle decisioni che verranno prese dal giudice del Tribunale civile. 

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