Via la fontana dal Vomero, l'ira di Tatafiore: «Il sindaco chieda scusa, ora dovranno risarcirmi»

Diciannove anni ha resistito la fontana Itaca del maestro Ernesto Tatafiore a via Scarlatti. È stata rimossa sabato in trenta minuti, sollevata da un camion per trasporti speciali. Tornerà? Il Comune, artefice dell'operazione, ha sottolineato in una nota che la rimozione era necessaria «per urgenti e improrogabili interventi di pulitura e restauro». Ma Tatafiore era stato avvisato? E questi lavori erano davvero necessari? A pensar male, visti anche i commenti di alcuni vomeresi che sperano che quella fontana non torni mai più, questa operazione sembra un altro colpo nella crociata contro le opere di arte contemporanea in città e non solo. Il mulino di Kounellis a Ponte di Tappia è arrugginito e senza manutenzione dalla sua inaugurazione, venti anni fa. Le opere d'arte nelle stazioni della metro spesso sono vandalizzate o lasciate nell'incuria, ieri è toccato ai mosaici della stazione di Salvator Rosa. Fuori Napoli, la collezione Terrae motus di Amelio alla reggia di Caserta aspetta ancora la sua collocazione definitiva, a Benevento il giardino ideato nel 1992 da Mimmo Paladino in uno degli orti del convento di San Domenico versa nel degrado e nell'abbandono.

Maestro Tatafiore, Napoli ama poco l'arte contemporanea?
«Non è vero, anzi in città i musei e le nostre di arte contemporanea hanno sempre successo. Diverso il caso di opere installate in città e che hanno bisogno di una corretta e continua manutenzione. Il privato apprezza, il pubblico forse non è altrettanto sensibile».

Come per la sua fontana, abbandonata da un po'.
«Era in uno stato di degrado inaccettabile, lo abbiamo segnalato al Comune tante volte, ma senza avere mai una risposta. Non si poteva ripulire dalle cartacce e dalle foglie secche senza mettere in piedi questa operazione di rimozione così inutile e insensata?».

È mai stato informato della rimozione della sua fontana?
«No, il Comune sostiene di aver mandato una comunicazione datata 14 agosto, ma non l'ho mai ricevuta, tra l'altro loro dicono di aver mandato una semplice mail, neanche una raccomandata o una pec come si dovrebbe in casi come questi, e poi a ridosso di ferragosto, data sospetta quanto meno. Fra l'altro avrebbero dovuto essere avvistai anche la Sovrintendenza e i Consiglieri comunali, che ovviamente niente ne sapevano».
 
Che conclusioni trae?
«Quanto meno una superficialità e un'approssimazione disarmanti».

Possibile il restauro senza coinvolgerla?
«Domanda che girerei a chi del Comune ha messo in piedi l'operazione, pare sulla base di una relazione tecnica di un perito edile. Dovrebbe essere l'autore a segnalare cosa e come restaurare. Parliamo poi di un'opera di bronzo, con la vasca è di acciaio corten, che ha un'ossidazione naturale nel corso del tempo, insomma non c'è bisogno di nessuna forma di restauro. I materiali scelti all'epoca, nel 1999, lo furono proprio perché non hanno bisogno di restauro, chi sostiene il contrario non ne capisce. Ma c'è un'ulteriore assurdità in tutto questo».

Quale?
«Per la rimozione di quella che è un'opera d'arte, quindi delicata per sua natura, sono stati usati due bulldozer e non una gru con bretelle come è necessario farsi con il trasporto delle opere d'arte, né proteggendo l'opera, con materiali speciali. Forse dopo questa movimentazione davvero ci sarà bisogno di un restauro».

La Municipalità Vomero-Arenella, due giorni dopo la rimozione, le chiede di partecipare alla riunione per esaminare il da farsi. Ci sarà?
«La cosa interessante è che a chiedere la mia presenza è stata la Commissione trasparenza. Comunque ho deciso di non partecipare. Dopo questi comportamenti non mi interessa adesso instaurare un dialogo. Poi è ridicolo chiedere la mia presenza per discutere di una rimozione già avvenuta».

Che dice ai vomeresi che sperano che la sua fontana non torni più?
«L'arte può piacere o non piacere, non spetta a me decidere il gusto degli altri, ognuno è libero di esprimersi. Rimane il fatto che un'opera d'arte collocata in una città è un valore aggiunto. Ho avuto anche critiche perché la mia fontana creava difficoltà di passaggio ai mezzi di soccorso, o che era caratterizzata da bordi spigolosi e affilati».

Falso?
«Più che falsità le definirei fantasie. Prima di stabilire il luogo adatto sono stati compiuti studi ben accurati, e si decise, all'epoca, proprio via Scarlatti e quel punto preciso. Chi sostiene il contrario dovrebbe portare a sostegno della propria tesi carte e documenti, altrimenti siamo in presenza di un inutile, e forse in alcuni casi strumentale, chiacchiericcio».

Se decidessero di riportarla a via Scarlatti, ma in altro punto?
«Che senso avrebbe? La collocazione dell'opera deve essere determinata dall'autore e non certo dal committente, sia pure donatario di questa. E poi dietro a un'opera d'arte, compresa la sua posizione, c'è un preciso e studiato significato anche simbolico».

Chiederà un risarcimento?
«Certo, di danni e di immagine, ci tuteleremo in sede legale, anche a tutela del diritto alla bellezza dei cittadini, cui l'opera stata donata. Rimane comunque lo sconforto per come sia stato trattato».

Non le viene voglia di riprendersela?
«Potrebbe anche succedere, ci ho pensato seriamente ma mi ferma il fatto che sia stato un dono ai napoletani. Che tristezza riprendersi un regalo, fra l'altro non per colpa dei miei concittadini. È vero anche, però, che se un regalo non viene apprezzato, viene miseramente maltrattato e chissà adesso in quale deposito comunale si trova, e chi vigila, la voglia di riprenderselo c'è, non lo nego».

Ci sono margini per appianare le divergenze?
«Avere contatto diretto con il sindaco o chi per lui ha deciso questa rimozione, ricevere scuse e chiarimenti. Potrebbe essere un primo passo».

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