Rifiuti, Nicolais: ​«Meglio un termovalorizzatore che l'impianto di compostaggio»

Rifiuti, Nicolais: ​«Meglio un termovalorizzatore che l'impianto di compostaggio»
Il succo è tutto nella chiosa. «Se dovessi scegliere, non avrei dubbi: preferirei abitare vicino ad un termovalorizzatore gestito correttamente piuttosto che accanto ad un...

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Il succo è tutto nella chiosa. «Se dovessi scegliere, non avrei dubbi: preferirei abitare vicino ad un termovalorizzatore gestito correttamente piuttosto che accanto ad un grande sito di compostaggio. La puzza mi spaventa più dei rischi per la salute». Luigi Nicolais, presidente del Cnr, professore di Tecnologie dei polimeri con oltre 350 pubblicazioni scientifiche all'attivo, non si sottrae al gioco del “no Nimby”, la diffusa sindrome del «non nel mio giardino», e indica senza esitare il male minore.




«Ho fatto il ricercatore per tutta la vita - argomenta - e l'unica cosa che mi spaventa del termovalorizzatore è la perdita di controllo. Per questo dico che tutti noi dovremmo chiedere continui dati sull'aria, sulle emissioni e sulle temperature della combustione, reclamando un accesso sistematico ai parametri critici».



Inceneritori, discariche, siti di compostaggio: da scienziato, può fare una classifica dell'impatto ambientale?

«Le discariche sono le più pericolose: molte sono abusive o comunque non controllate. Poi c'è l'inceneritore, ma come ho detto dipende tutto dalla gestione. Un impianto che brucia rifiuti deve essere controllato continuamente e con scrupolo. Se si evita la produzione di prodotti volatili come la diossina, se il sistema di combustione è tale da evitare che si superino certe temperature, a parte l'estetica e la psicologia non ci sono rischi. Infine, c'è il compostaggio: se si tratta di piccoli impianti, il problema non c'è».



De Magistris però ha annunciato un impianto di compostaggio che tratterebbe a Scampia 20mila tonnellate di umido all'anno, assicurando che avrà impatto ambientale zero. Lo ritiene sia possibile?

«Dipende cosa si intende per impatto ambientale. Sul compostaggio abbiamo condotto una serie di studi: è evidente che i rifiuti organici non possono mai avere l'impatto di quelli industriali o comunque nocivi. Ma il rifiuto da stalla, ad esempio, se da una parte può essere utile per concimare la terra ha un impatto sull'olfatto che è assai sgradevole. Se dovessi pensare ad un sistema di compostaggio di tali dimensioni la mia preoccupazione sarebbe rivolta ad un danno visivo e olfattivo non trascurabile. Per questo, come accade in altri Paesi, si potrebbero creare diversi siti di compostaggio più piccoli».

Insomma, la soluzione sarebbe dividere il sacrificio.



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Il Mattino