Ospedali Napoli, pazienti record: in corsia il ritorno delle barelle

Pronto soccorso pieni di pazienti e corsie di Medicina di urgenza che scoppiano di malati superando la ricettività massima dell’ospedale. Risultato: corridoi e corsie zeppi di barelle e condizioni igienico-sanitarie e dell’assistenza ai limiti delle possibilità di gestione del personale. Dopo la crisi del Cardarelli, scattata nei giorni scorsi (e che ancora dura) tocca ora ai principali presidi della Asl Napoli 1 fronteggiare l’onda di piena di un martellante arrivo di pazienti in emergenza affetti dalle più disparate patologie. Dalle più gravi (ictus, traumi, infezioni, emorragie e dunque in codici gialli e rossi) a quelle più lievi (codici verdi e bianchi) che andrebbero più appropriatamente gestite sul territorio, dai servizi ambulatoriali e dalla medicina di base. 
Ieri mattina nella Medicina di urgenza del Loreto mare - che sebbene sia stato spogliato delle funzioni di pronto soccorso complesso continua a essere meta di decine di arrivi - si contavano più di 20 barelle. “Non sappiamo più dove ricoverare i pazienti – avvertono medici e infermieri del presidio di via Vespucci - il reparto di Osservazione breve è chiuso per carenza di personale e la Radiologia a singhiozzo per l’avaria di un macchinario. Quest’ospedale non è più in grado di sostenere tali carichi in urgenza. Nessun reparto accetta malati e anche i trasferimenti verso altri presidi sono bloccati da affollamenti simili al nostro. Siamo senza servizi adeguati, con pochi infermieri, privati della Cardiologia e Neurologia. Eppure ricoveriamo almeno 7-8 pazienti a notte tra cui anche accoltellati e sparati”. Una situazione a rischio collasso, fronteggiata solo grazie alla grande esperienza delle equipe mediche e chirurgiche del Loreto. “Trasferiamo continuamente pazienti – dicono gli operatori - anche per effettuare esami banali come un elettroencefalogramma. Per una colonscopia i malati possono restare ricoverati anche per una settimana occupando un posto senza fare nulla. Per non parlare di sbandati senza fissa dimora che anziché essere presi in carico dai servizi sociali del Comune hanno eletto la loro casa in una delle barelle del pronto soccorso”.

Anche gli altri ospedali della Asl Napoli 1 sono in ginocchio, così il Cto e il Cardarelli. Quasi una tempesta perfetta. Al San Giovanni Bosco, nella notte di lunedì, in Medicina d’urgenza avevano terminato le lettighe e in pronto soccorso ne stazionavano 20. Letti di fortuna nei corridoi anche al Pellegrini. Stessa situazione al Cto, con tantissimi accessi ieri (peggio dell’altroieri) di malati oncologici, respiratori, traumi, in gran parte codici gialli, di discreta gravità. Resta critica la situazione al Cardarelli, che viaggia sempre su numeri altissimi di pazienti ricoverati in emergenza. Va solo un po’ meglio al San Paolo, dove hanno raggiunto una buona efficienza nei flussi e nelle dimissioni protette con gestione in ambulatorio e a domicilio di pazienti ancora instabili. Ma anche qui l’unico autista per le visite domiciliari è in ferie. 

Ma perché tutte queste barelle contemporaneamente in tutti gli ospedali napoletani? Non ci sono epidemie particolari, né condizioni stagionali critiche come a Natale e non siamo in un fine settimana, quando i medici di famiglia sono sostituiti da guardie mediche. Ma settembre, al rientro dalla ferie, è un mese in cui si registra sempre un picco dei ricoveri. Soprattutto tra gli anziani affetti da patologie croniche, che non trovano sul territorio l’assistenza necessaria. A franare è tutto l’impianto della medicina dei distretti (Case della salute, aggregazione di medici, ospedali di comunità, assistenza domiciliare) che segna il passo per risorse, personale, investimenti e organizzazione, pur assorbendo almeno il 70 delle funzioni monitorate dai Lea.

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