Pestaggi e coltellate, il condominio ricorre al Tar: «I rifugiati vadano via»

Una difficile convivenza tra giovani africani provenienti da paesi diversi si è consumata, al chiuso di una casa alloggio per richiedenti asilo a Pomigliano, tra urla e botte ed è poi culminata con un accoltellamento. Ne ha fatto le spese un giovane rifugiato, ferito per fortuna in modo lieve. Il ragazzo è stato curato dagli infermieri e dai medici del 118, giunti tempestivamente in via Roma, pieno centro della città delle fabbriche, dove in un condominio ce n'è un appartamento preso in affitto per 700 euro al mese da un'associazione sportivo-culturale napoletana, l'Aics, che anche a Pomigliano gestisce un progetto per l'accoglienza dei rifugiati. I carabinieri hanno denunciato il responsabile del ferimento, un ragazzo, anche lui africano, che è stato allontanato dalla casa alloggio ed ha perso lo status di richiedente asilo su disposizione del prefetto. Ma la storia non è finita. I proprietari degli appartamenti della palazzina vogliono infatti far chiudere la casa di accoglienza «Sprar», acronimo del sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Per ottenerlo hanno fatto ricorso al Tar. L'obiettivo è di far annullare la delibera del consiglio comunale, e tutti gli atti precedenti e conseguenti, con la quale sono stati ottenuti dal Comune i fondi del progetto per i richiedenti asilo. Chiesta pure l'annullamento della convenzione tra Comune e Aics.

LE ANOMALIE
«Lo chiediamo spiega Teresa Panico, uno dei ricorrenti perché ci sono state irregolarità nella procedura, l'associazione aveva fatto domanda indicando un altro immobile per l'accoglienza. Soltanto il gravissimo episodio dell'accoltellamento c'è stata finalmente una sorveglianza da parte dell'Aics, ma prima ci sentivamo abbandonati e gli stessi rifugiati erano lasciati al loro destino. Non c'è stato nessuno sforzo puntato a integrarli nel tessuto sociale in cui sono stati catapultati». Il 22 agosto i condomini di via Roma 193 avevano tenuto una riunione con Manuela Papaccio, la responsabile del progetto Aics a Pomigliano. «Quel giorno abbiamo segnalato racconta ancora Teresa Panico schiamazzi notturni e diurni e litigi violenti, il mancato rispetto del conferimento dei rifiuti, il danneggiamento dei muri interni del palazzo». «Hanno fatto ricorso al Tar? replica la Papaccio e perché non fanno causa anche quando qualcuno ammazza la moglie? Quando a commettere reati ben più gravi nella abitazioni sono gli italiani?».

IL PRECEDENTE
Con il voto favorevole del 31 ottobre il consiglio comunale di Pomigliano aveva in qualche maniera voluto mostrare il suo volto aperto all'accoglienza. Però già in quell'occasione erano stati espressi dubbi sull' iniziativa sostenuta dalla maggioranza di centrodestra del sindaco Raffaele Russo, che aveva votato la variazione di bilancio per consentire all'Aics di gestire 360mila euro all'anno (fino a tutto il 2019 con un'opzione al 2022). Il il gruppo di 26 richiedenti asilo era stato stata alloggiato in due appartamenti ubicati in via Roma e in uno di via Locatelli, zona residenziale e moderna. Qui si erano registrate tensioni ancor prima ancora che giungessero gli extracomunitari. Gli abitanti avevano protestato per impedire l'arrivo degli africani. In loro sostegno anche esponenti di CasaPound. Ma alla fine era prevalso il buonsenso.

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