Terremoti, vie di fuga dai Campi Flegrei con l'incognita cantieri

Dopo oltre 18 mesi di attesa è stata approvata dalla giunta regionale la delibera nella quale vengono individuate le aree di incontro e i cancelli di accesso alla viabilità principale in caso di emergenza per la popolazione della zona rossa di Napoli e dei Campi Flegrei. E scoppia il caso: i 300mila residenti dei quartieri napoletani di Chiaia, San Ferdinando, Posillipo e Montecalvario dovranno utilizzare via Marina per scappare verso l'innesto dell'Autostrada A3, attraverso un percorso che ad oggi è ancora un cantiere aperto. E chi abita nei quartieri di Bagnoli, Soccavo e Pianura e nel territorio di Pozzuoli dovrà, invece, radunarsi nell'area di incontro di piazza Garibaldi-Stazione Centrale, che nelle stesse note inviate alla Protezione civile nazionale e alla Regione viene definita dai tecnici del Comune di Napoli «allo stato parzialmente praticabile, essendo in corso lavori di riqualificazione urbana» per il cantiere aperto per il completamento del parcheggio interrato.
 
Tutto scritto nella delibera regionale 547 approvata due giorni fa e nella mappa allegata che, di fatto, indica le aree comunali di attesa e traccia le vie di fuga che interessano quasi un milione di residenti delle zone comprese tra i quartieri di Napoli (San Ferdinando, Montecalvario, Chiaia, Posillipo, Bagnoli, Soccavo, Pianura, Vomero, Fuorigrotta, Chiaiano, Arenella) e i Comuni di Pozzuoli, Giugliano, Bacoli, Quarto e Monte di Procida. Un lavoro di analisi del territorio e ascolto delle istituzioni locali realizzato dall'agenzia regionale per la mobilità ACaMir che si occupa dei trasporti, cui fu affidato nel gennaio 2017 dalla Regione insieme alla direzione generale Lavori pubblici il compito di individuare le «aree di incontro per l'esodo di massa e i relativi cancelli di accesso alla viabilità principale». Un lavoro certosino, condotto in costante contatto con il dipartimento nazionale della Protezione civile e con la prefettura di Napoli, oltre che in sinergia con sindaci e commissari prefettizi dei vari Comuni coinvolti. Ogni ente ha proposto le sue aree di incontro e i «cancelli» di uscita: Pozzuoli, ad esempio, ne ha individuati rispettivamente 76 e 8 e ha chiesto e ottenuto dall'AcAmir di evitare che le migliaia di residenti di via Napoli dovessero fuggire risalendo per via San Gennaro, intasando pericolosamente l'intera dorsale dal porto alla Solfatara. In sostanza, in caso di emergenza la popolazione dovrà innanzitutto radunarsi nelle aree di accesso indicate nella mappa e poi uscire verso le autostrade e le Statali usando solo le porte di uscita definite, in modo da evitare caos.

E oggi la situazione è questa. A Napoli le aree di incontro sono il piazzale del Porto-Stazione Marittima e l'area a ridosso del cantiere di Piazza Garibaldi. Un'area solo parzialmente agibile, che ha indotto la stessa direzione generale della Regione a nutrire dei dubbi sulla soluzione indicata da Palazzo San Giacomo. Al punto da chiedere ufficiali chiarimenti direttamente all'AcAmir che, però, ha garantito in una nota di fine luglio che l'area «pur con il cantiere in corso per il completamento del parcheggio interrato, risulta adeguatamente accessibile ai fini delle operazioni di allontanamento» della popolazione. Una volta radunati nei punti assegnati, poi bisognerà spostare migliaia di persone verso le arterie stradali principali per raggiungere le sedi gemellate fuori regione. E qui scatta il problema di via Marina: i residenti nei quartieri San Ferdinando, Montecalvario, Chiaia e Posillipo dovranno radunarsi al porto e poi transitare in quello che, al momento, è un eterno cantiere. Come nota con sarcasmo il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli. «Ci sono voluti anni per stilare un piano che non prevede, al momento, alcuna prova di evacuazione nota Borrelli E, soprattutto, punta su via Marina per l'esodo di massa. Vorrà dire che i napoletani dovranno scappare a piedi, altrimenti resteranno imbottigliati nel caos e nelle barriere dei cantieri aperti».

Nessun problema, invece, per chi abita nella zona collinare e in quella occidentale: chi abita tra il Vomero, Marano e Fuorigrotta dovrà radunarsi nel piazzale della TAV di Afragola, mentre chi abita tra Arenella, Chiaiano e Giugliano andrà nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Villa Literno usando la Tangenziale e la Statale Domitiana VII Quater. Stessa strada a scorrimento veloce usata anche da chi abita nella zona flegrea: i quartesi dovranno raggiungere la stazione Fs di Aversa, mentre quelli di Bacoli e Monte di Procida dovranno andare nel piazzale dell'istituto Don Diana di via Ripuaria a Giugliano. Toccherà, poi, all'agenzia regionale che si occupa della mobilità in Campania pianificare tutti gli spostamenti verso le regioni del centro-nord Italia secondo il piano che sarà definito dal dipartimento nazionale di Protezione civile. Tenendo d'occhio cantieri stradali, interruzioni, buche e voragini varie, lungo un percorso che sembra sempre alquanto accidentato.

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