Vaccini, sette positivi al Coronavirus dopo la prima iniezione a Napoli: «Ma il farmaco non c'entra»

Vaccini, sette positivi al Coronavirus dopo la prima iniezione a Napoli: «Ma il farmaco non c'entra»
Positivi al coronavirus dopo la prima dose di vaccino. Sono sette i casi rilevati in città, tra il personale degli ospedali di frontiera: due medici, quattro infermieri e...

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Positivi al coronavirus dopo la prima dose di vaccino. Sono sette i casi rilevati in città, tra il personale degli ospedali di frontiera: due medici, quattro infermieri e un operatore socio-sanitario si sono ammalati lo stesso, come è già accaduto ad altri loro colleghi nel resto d’Italia, anche perché una sola iniezione garantisce per tutti solo una copertura parziale e non immediata.

Gli ammalati. Il medico dell’Asl è un “pioniere” del v-Day, che non si è presentato per il richiamo alla Mostra d’Oltremare. Così un altro medico e un’infermiera in servizio Cardarelli, vaccinati rispettivamente il 27 e il 31 dicembre e risultati assenti. E poi, tre infermieri e un operatore socio-sanitario del Cotugno, anche loro colpiti dal Covid,avrebbero dovuto rifare la puntura nei prossimi giorni.

Difficile stabilire con esattezza il momento del contagio. Stando a quanto accertato, il professionista dell’Asl probabilmente aveva contratto l’infezione prima della puntura, visto che ha manifestato i sintomi subito dopo. Ed è stato, per ora, l’unico caso tra i 224 dipendenti inseriti nel database dell’azienda sanitaria locale. Stessa percentuale registrata al Cardarelli da Gaspare Guglielmi, direttore della farmacia, che puntualizza: «I casi positivi non sono correlati alla somministrazione del vaccino. E, stando ai dati Pfizer, la prima dose diventa efficace a distanza di una decina di giorni e copre il 50 per cento dei vaccinati. Con la seconda somministrazione, la protezione arriva al 97 per cento a una settimana dal richiamo». Di qui la scelta della doppia iniezione, e perché la mascherina e le altre misure anti-contagio restano fondamentali. «Sono gli strumenti principali per evitare la circolazione del virus fino a quando non si raggiungerà l'immunità di gregge», puntualizza l'esperto.

Le dosi. Dei 38.600 vaccini ricevuti l’altro ieri nella regione, circa 15.000 sono stati dati alla Asl partenopea che li ha messi nei frigoriferi speciali degli hub individuati all’Ospedale del Mare e al San Paolo. «Stiamo proseguendo con la seconda dose e siamo dispiaciuti di non poter continuare anche la prima dose, nonostante la nostra capacità di effettuare 5mila vaccinazioni al giorno», interviene il direttore generale, Ciro Verdoliva, che conta 15122 camici bianchi e operatori della sanità coinvolti nella prima fase della prevenzione. Circa mille, in totale, già immunizzati o da richiamare entro il fine settimana. «Siamo preoccupati, tuttavia, per gli altri inseriti nel programma successivo, visto che non abbiamo ancora indicazioni precise per le 14000 seconde dosi da erogare», ribadisce Fulvio Paone, responsabile dei servizi informatici. Anche al Cotugno si va avanti con i richiami fino a fine mese per oltre 3500 dipendenti dell’azienda dei Colli e del Pascale. Qui il referente della campagna, Maurizio D’Abbraccio, è soddisfatto: «Buona l’adesione dei colleghi, i quattro casi positivi sono nell’ordine delle cose, non dipendono dalla somministrazione del farmaco. E la macchina organizzativa funziona, permette di fare tutte le iniezioni programmate: non è stata sprecata neppure una dose, e questo è importante, visto che il vaccino oggi è più prezioso dell’oro». Oltre 3500 i medici e gli altri operatori della sanità tra quelli che hanno aderito anche al Cardarelli. «La carenza di scorte potrebbe più che altro far slittare la campagna per gli anziani, che sono i più fragili perché hanno già altre patologie e, dunque, sono più esposti al rischio di complicanze e di ricovero in ospedale», ragiona Guglielmi che ha fatto l'iniezione il 7 gennaio. E conclude: «Anche i pazienti oncologici o con il diabete andrebbero vaccinati subito. Per adesso, i dati scientifici dicono che il farmaco resta efficace anche per le mutazioni del virus registrate».

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Il Mattino