Vesuvio, il piano per evitare di ripetere l'incubo roghi del 2017

Vesuvio, il piano per evitare di ripetere l'incubo roghi del 2017
Incendi a intermittenza sul Vesuvio e corsa agli spegnimenti tempestivi per evitare il bis del drammatico 2017, ora la situazione sembra sotto controllo ma l'incubo è...

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Incendi a intermittenza sul Vesuvio e corsa agli spegnimenti tempestivi per evitare il bis del drammatico 2017, ora la situazione sembra sotto controllo ma l'incubo è sempre vivo e l'allerta è alta. Almeno trenta focolai di intensità medio-alta hanno interessato il Parco nazionale dalla fine di luglio fino ad oggi tra Vesuvio e Monte Somma. I fronti maggiormente colpiti finora sono quello sul versante di Torre del Greco, tra via Montagnelle, via Resina Nuova e via Ruggiero (zone particolarmente danneggiate dai roghi di quattro anni fa) dove nei giorni scorsi é divampato un rogo che ha interessato almeno 10 ettari di vegetazione e quello di Somma Vesuviana (in particolare via Cupa Maresca ed Alveo Ammendolara sul Monte Somma).

Inoltre, giovedì per la prima volta le fiamme sono divampate anche a Massa di Somma in zona Castelluccia, a monte dell'Alveo Molaro. Il rogo a causa del vento e della conformazione del territorio, formato da valloni e canaloni, si è esteso fino al vicino comune di Pollena Trocchia. L'ultimo incendio, come quelli precedenti sviluppatisi tra Torre del Greco e Somma Vesuviana, è stato domato dopo diverse ore di operazioni dai mezzi dei Vigili del Fuoco, sia a terra che aerei, con l'intervento della protezione civile regionale, della Sma e del sostegno delle protezioni civili locali. Sebbene talvolta le operazioni richiedano molto tempo e si concludano a tarda notte, la caratteristica dei focolai di quest'anno sul Vesuvio è che non sono stati mai talmente potenti da salire ad alte quote, anche grazie alla tempestività degli interventi.


Fondamentale è il piano Aib (Antincendio boschivo) 2020-24 che è stato definito proprio dopo i roghi del 2017 ed è incentrato sulla filosofia del «fire management», cioè il massimo impatto nei periodi più a rischio. Inoltre, con la mappatura «su layers sovrapposti» si è divisa la superficie del Parco in zone omogenee a diverso grado di pericolosità e di rischio, dove ora sono concentrate le attività di spegnimento e avvistamento. Infatti, alla luce di questa strategia l'Ente Parco ha attivato una convenzione con i Vigili del Fuoco che prevede la presenza di due presidi fissi, uno ad Ercolano e l'altro a Terzigno, che per la loro posizione riescono ad intervenire tempestivamente nei 14 comuni del Parco.

Non è chiara ancora l'origine dei roghi verificatisi finora, le indagini sono in corso a cura dei Carabinieri forestali che si avvalgono delle 35 telecamere dislocate nell'area protetta e di un drone dato in dotazione dall'Ente. Tuttavia, non è esclusa la natura dolosa e, soprattutto in alcuni Comuni, la presenza di molti fondi privati in cui non si effettuano le regolari pulizie e con il forte caldo c'è il rischio di autocombustione. Molto attivo, inoltre, il fronte dei volontari-sentinelle che si occupano dell' avvistamento, della segnalazione e talvolta partecipano alle operazioni di spegnimento e bonifica. La lezione del 2017 sembra servita sia alle Istituzioni sia ai cittadini molto attivi, forse proprio per scongiurare l'incubo.

Tuttavia, non mancano falle come per esempio i piani di protezione civile che non sono aggiornati in tutti i Comuni. «Non ci troviamo nella situazione del 2017 - ha detto Agostino Casillo, presidente Ente Parco - ma di fronte a fenomeni bloccati sul nascere. Bisogna mantenere alta l'attenzione poiché le condizioni climatiche degli ultimi giorni aumentano molto il rischio di propagazione degli incendi».
 

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Il Mattino