Scoperti nuovi reperti a Ottaviano: è la Villa dell'Imperatore Augusto?

È uno dei misteri ancora celati e ricercati degli archeologi in Italia, al pari del tesoro di Alarico nascosto chissà dove nel letto del fiume Busento, deviato per l’occasione, in Calabria. Stiamo parlando della dimora “apud Nolam”  nei pressi di Nola, dove il primo Imperatore di Roma, Gaio Giulio Cesare Ottraviano Augusto, stroncato da un malore,  il 19 agosto del 14 d.C., emanò l’ultimo respiro all’età di 76 anni.

L'indicazione geografica, fornita dai cronisti del tempo, rappresenta ancora oggi l'unico indizio possibile. Poi l’oblio. Di certo la villa di famiglia della gens Ottavia,  attestata dalle fonti storiche, giace ancora inesplorata da qualche parte tra le falde del monte Vesuvio e la sponda nolana, sepolta sotto pochi metri di terreno e ceneri vulcaniche. L’ultima ipotesi avanzata in ordine di tempo, vuole la villa di Augusto all'ombra del Vesuvio, al confine tra i comuni di Ottaviano e Piazzolla di Nola, in località Albertini, al di sotto di un’area verde, accanto al  parcheggio di una scuola elementare. A conferma della nuova interessante indagine archeologica, alcuni reperti ritrovati nel 2010, a seguito dei lavori di sterro per la costruzione dell’edificio scolastico: un capitello composito in marmo bianco di pregevole fattura e altri materiali inediti, consegnati di recente alla soprintendenza, i cui studi sono confluiti in un libro di nuova pubblicazione: «Territorio e Archeologia – Ricerche e indagini di superficie nei territori nolano ed avellano» curato dall’archeologo Nicola Castaldo.
 
«Sulla base degli elementi acquisiti e dei reperti ritrovati, chiederò al ministro della Cultura Alberto Bonisoli di apporre, quanto prima, il vincolo archeologico sull’area del rinvenimento del capitello e più in generale in località Albertini, dove scavi recenti per il raddoppio della carreggiata della SS 268  hanno individuato preziosi reperti ascrivibili all’età del Bronzo Antico», dice Gennaro Barbato, attento studioso e presidente dell’ associazione Spartacus, da anni impegnato per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici Vesuviani; a Barbato il merito di aver ritrovato e segnalato alle autorità il capitello proveniente dallo scavo della scuola elementare Albertini, disperso e detenuto fino al 2010 in un deposito privato. Il pregevole reperto attualmente è esposto nel lapidarium allestito nel cortile interno del Museo Storico Archeologico di Nola. «Alla luce dei recenti studi, è quanto meno necessario – dichiara Barbato – effettuare un saggio di scavo nel giardino della scuola elementare Albertini,  laddove la ruspa intercettò, a circa 3 metri sotto il livello stradale,  il capitello e dove – secondo le testimonianze di chi ha assistito allo scavo, poi trascritte dall’archeologo Castaldi nel suo recente libro – furono individuate antiche strutture murarie,  manufatti lapidei, una colonna di marmo bianco in crollo, e basamenti allineati lungo una direttrice parallela a via degli Albertini, poi subito ricoperti».

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