Ischia, errori nei dati sul terremoto «Strumenti bloccati da blackout»

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È certa che non ci siano stati errori Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Il fatto che magnitudo, profondità e epicentro non siano stati individuati con precisione nell’immediatezza del sisma e siano stati affinati successivamente, è normale spiega con pacatezza.

 

Direttore Bianco, lei è davvero convinta che non ci sia stato nessun errore?
«Avremmo commesso un errore se non avessimo trasmesso alla Protezione Civile immediatamente dati sull’evento sismico che si era verificato. Nel momento dell’emergenza abbiamo indirizzato i soccorsi laddove era necessario che arrivassero, il resto conta poco».

Cioè lei sostiene che aver sbagliato a individuare con precisione l’epicentro del sisma sia normale?
«Ribadisco, non vi è stato alcun errore. Sulla base dei dati che avevamo a disposizione abbiamo fornito le coordinate a chi doveva intervenire. In quel momento il nostro compito è quello di offrire supporto ai soccorritori. Poi torniamo ad essere ricercatori, analizziamo i dati e li verifichiamo. Se devono esserci aggiustamenti li facciamo nel più breve tempo possibile».

Ma perché c’è stato l’errore?
«Io continuo a chiarire che non si tratta di errore ma di successivi aggiustamenti. Comunque tutto è collegato anche al fatto che due dei rilevatori non hanno trasmesso per cinque secondi in seguito al blackout che si è sviluppato sull’isola proprio per il terremoto».

Cioè lei sta dicendo che degli strumenti determinanti in caso di calamità, si sono bloccati perché è andata via la corrente? Si rende conto che è assurdo?
«Controlliamo periodicamente quelle strumentazioni che sono dotate di una batteria di emergenza. Proprio quella sera le batterie non sono entrate in funzione, non era mai successo prima ed è una situazione imprevedibile».

Ma proprio quella sera avrebbero dovuto funzionare.
«Stiamo parlando di una rete molto complessa che avrebbe bisogno di ulteriori punti di segnalazione e di ulteriori investimenti».

No, direttore Bianco, non possiamo pensare che la nostra sicurezza sia nelle mani di strumenti che si fermano e di fondi che mancano.
«Guardi che la sicurezza della popolazione non è mai in dubbio. Qui parliamo di aggiustamenti di dati scientifici che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza della popolazione».

Aggiustamenti che non sono abituali...
«Ricordate il disastro di Fukushima del 2011? Beh, i primi dati sull’evento sismico che determinò quella tragedia avevano posizionato l’epicentro a cento chilometri dalla costa. I dati analizzati successivamente spostarono il punto di oltre 30 chilometri a Est. Vi assicuro che nessuno gridò allo scandalo in quell’occasione».

Dicono che la sera del terremoto la verifica dei dati fosse affidata a un tecnico, non a un sismologo.
«La sala operativa è presidiata, e lo era anche quella sera, da un tecnico esperto turnista e da un ricercatore. Pochi minuti dopo l’evento è giunto nella sede dell’Osservatorio anche il sismologo in reperibilità. E in collegamento telefonico, per l’intera notte ci sono stata anche io».

Forse il direttore avrebbe dovuto correre a perdifiato per stare al suo posto all’Osservatorio.
«Mi trovavo fuori città, da sola e ho i postumi di un braccio fratturato. Sono stata costretta ad attendere i primi collegamenti il mattino successivo. Ecco soddisfatte le curiosità di chi ha gridato allo scandalo per la mia mancata presenza quella notte».

Direttore, le persone hanno perso fiducia nell’Osservatorio. «Ne sono costernata.
La cittadinanza deve sapere che non c’è stato nessun momento in cui l’Osservatorio ha commesso errori e che l’Ingv ha professionalità di altissimo livello che si spendono con impegno costante 24h su 24 per monitorare il distretto vulcanico napoletano».

Dicono che l’errata identificazione dell’epicentro abbia contribuito a gettare fango su Ischia. Se il dato fosse stato subito quello corretto, nessuno avrebbe gridato allo scandalo delle case abusive che si sfarinano.
«Dice così solo chi non ha conoscenza di un sisma, anche la posizione iniziale era perfettamente compatibile con i danni che si sono verificati a seguito della evidente amplificazione locale della parte alta di Casamicciola dovuta alle caratteristiche dei terreni».

Alla luce di quel che è accaduto non pensa alle dimissioni?
«Tutto ciò che dovevamo e potevamo fare l’abbiamo fatto. Se avessimo omesso qualcosa, se avessimo nascosto gli aggiustamenti successivi, allora io stessa mi sentirei colpevole. Qui all’Osservatorio non ci sono stati errori. All’inizio abbiamo sostenuto la macchina dei soccorsi, poi abbiamo fatto i ricercatori e fornito dati puntuali. L’Ingv ha ottemperato ai suoi doveri di sorveglianza e di ricerca per cui non vedo ragione di dimissioni».

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