Biblioteca Nazionale di Napoli, in mostra le carte originali della causa D'Annunzio-Scarpetta

Biblioteca Nazionale di Napoli, in mostra le carte originali della causa D'Annunzio-Scarpetta
In mostra per la prima volta le lettere autografe di Gabriele d'Annunzio per impedire ad Eduardo Scarpetta di mettere scena la parodia della sua «Figlia Di Iorio»....

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In mostra per la prima volta le lettere autografe di Gabriele d'Annunzio per impedire ad Eduardo Scarpetta di mettere scena la parodia della sua «Figlia Di Iorio». Le carte della prima causa per il diritto d'autore spiccano nell'esposizione dal titolo «Napoli in scena» che dal 17 maggio al 15 settembre ospiterà la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele IIÌ di Napoli.

La mostra è un viaggio suggestivo nella storia dello spettacolo della città partenopea, fenomeno che si lega alla sua cultura e alla sua identità: saranno presentati capisaldi sei-settecenteschi e dell'ottocento, dal Pulcinella nel disegno manoscritto di Francesco Antonio Nigrone alle testimonianze Salvatore De Muto, agli esponenti della nuova drammaturgia, alle suggestioni novecentesche. Nel percorso espositivo anche le inconsuete foto di Titina De Filippo attrice di rivista; la versatile attività di Vincenzo Scarpetta; le foto dal set e dalle scene dei film Totò e di Nino Taranto; l'archivio del regista Giuseppe Patroni Griffi; i bozzetti di Lino Fiorito prodotti per il regista Mario Martone. La causa promossa da d'Annunzio contro Scarpetta per aver portato in scena «Il figlio di Iorio» al Teatro Mercadante di Napoli il 3 dicembre 1904, pochi mesi dopo il debutto di «La figlia di Iorio» al Teatro Lirico di Milano il 2 marzo del 1904, è un episodio che non riguarda solo le vicende della realtà partenopea ma assume risvolti estremamente significativi nel quadro della storia e della cultura italiane a cavallo tra Otto e Novecento.

La dialettica fra la libertà della parodia della contraffazione, rilevato dai suoi antagonisti, fu animata anche dall'intervento della Società Italiana degli Autori, istituita nel 1882, da subito al fianco di d'Annunzio a tutela del valore e dell'integrità della sua opera, già nel tentativo di proibire le recite della compagine napoletana appellandosi al prefetto e al procuratore del re a firma del direttore Marco Praga a partire dall'ottobre del 1904. Sono conservate le lettere autografe in cui d'Annunzio sollecita il divieto, con una lettera del 27 ottobre scritta al drammaturgo e pubblicista Gaspare Di Martino (incaricato di seguire la pratica per conto della Siae), che rivela un senso di superiorità e di scherno per «Sciosciammocca», «avversario troppo vile». Il racconto della mostra curata da Francesco Cotticelli e Gennaro Alifuoco prende spunto dalle collezioni custodite alla Lucchesi Palli.

Dagli scaffali della specialissima sezione della Biblioteca Nazionale, immersa nella continuità del Palazzo Reale e del Teatro San Carlo viene fuori una storia del teatro tridimensionale, che documenta le narrazioni dei grandi autori, ma anche l'evento stesso che si fa teatro e va in scena. Copioni usurati, pieni di note, correzioni, cancellature, passati di mano in mano da capocomici, attori, suggeritori; di bozzetti, scenografie, costumi, le testimonianze di interpreti famosi del mondo della scena. L'immaginario evocato dai documenti e dalle carte della Biblioteca si porge al visitatore attraverso le suggestioni di voci, suoni e immagini e l'immersione in una città-teatro generata dal progetto scenico e multimediale a cura di Kaos Produzioni con la direzione artistica di Stefano Gargiulo. 

«La mostra, realizzata con il contributo della Regione Campania, - spiega la direttrice della Biblioteca Nazionale, Maria Iannotti - è la prima complessiva ricognizione del patrimonio di interesse teatrale della Biblioteca Nazionale, un giacimento immenso di cui per la prima volta si espongono insieme le opere più preziose e rare, oltre a fonti indispensabili a chi tenti l'arduo compito di descrivere la storia del teatro partenopeo. L'Arte dello Spettacolo a Napoli affonda le sue radici in testi antichi, come ad esempio il manoscritto seicentesco di Francesco Antonio Nigrone, presente in mostra, dove si può individuare una delle prime rappresentazioni iconografiche della maschera di Pulcinella. Ancora oggi lo spettacolo a Napoli mantiene una sua individualità anche nelle più recenti declinazioni, e fra tavole del palcoscenico, spazi musicali, set cinematografici e televisivi, continua a far parlare di sé e a imporsi nel panorama europeo e di tutto il mondo».

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Il Mattino