Università, la Federico II ricorda lo storico Galasso con dibattiti sul Mezzogiorno

«Se Giuseppe Galasso fosse stato con noi ci avrebbe detto che la questione meridionale non si risolve né solo al Sud né solo in Italia. E’ un grande...

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«Se Giuseppe Galasso fosse stato con noi ci avrebbe detto che la questione meridionale non si risolve né solo al Sud né solo in Italia. E’ un grande problema europeo. Per questo motivo continuando con la storica tradizione del nostro Ateneo come luogo di riflessione e di progetto apriremo una stagione di incontri per approfondire questi temi e immaginare soluzioni per il futuro dei nostri giovani. Per trattenerli e per attrarli da fuori. E lo faremo insieme ai rettori emeriti e tutta la comunità federiciana, con studiosi ed esperti che inviteremo da ogni parte, con i nostri docenti e i nostri studenti. Sarà questo il nostro modo di onorare la memoria di Peppino Galasso»

 

Mezzogiorno e futuro sono le parole chiave del discorso pronunciato da Gaetano Manfredi, il Rettore dell’Università di Napoli Federico II, in occasione dell' inaugurazione della due giorni promossa dall’ateneo federiciano in ricordo dello storico napoletano Giuseppe Galasso, scomparso lo scorso 12 febbraio
L’attenzione della comunità della Federico II, riunita oggi nell’Aula Magna storica della sede di Corso Umberto I, è rivolta soprattutto ai giovani: gli stessi che un tempo godevano delle lezioni di Giuseppe Galasso, che ha dato lustro all'ateneo come docente e storico di fama internazionale, e che oggi troppo spesso scelgono di intraprendere un percorso di studi in altre regioni d'Italia o all'estero. 

Nella prima giornata in memoria dello storico (la seconda è prevista domani) hanno partecipato anche Fulvio Tessitore, Guido Trombetti e Massimo Marrelli, rettori emeriti dell’Università federiciana, che ne hanno dipinto l’immensa cultura attraverso aneddoti di vita professionale.
«Galasso è un uomo che ha messo lo studio e la conoscenza al centro della sua vita – ha detto Guido Trombetti, rettore emerito –  se sceglievate un secolo dalla preistoria e chiudevate a chiave Galasso in una stanza senza libri, solo penna e carta, dopo un’ora ne sarebbe uscito con almeno 20 cartelle scritte».
 
Al dibattito hanno preso parte molti rappresentati delle istituzioni, come il prefetto di Napoli Carmela Pagano, il questore Antonio De Iesu, il rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio D’Alessandro, Anna Maria Rao, Professore di Storia Moderna della Federico II, e Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, che ha sottolineato la capacità di Galasso di anticipare gli scenari politici.


«Io vorrei ricordare soprattutto l’intellettuale e l’editorialista del Corriere della Sera, appassionato, sempre presente, dialogante e soprattutto profondo - ha precisato Fontana - fino a pochi giorni prima della sua scomparsa aveva scritto sul Corriere, aveva ragionato tantissimo su quello che stava accadendo per le elezioni, con la preoccupazione che il Mezzogiorno desse con un voto che non lo mettesse nella prospettiva nazionale. Quello che è successo dimostra ancora una volta la preveggenza di Galasso, la capacità di analisi, e la sua passione civile e politica». Leggi l'articolo completo su
Il Mattino