Napoli, si barrica in casa e spara: ore di paura a Ponticelli

Terrore tra i residenti costretti a non uscire: «Pensavamo a un raid di camorra»

Napoli, si barrica in casa e spara
Ai primi spari la gente ha iniziato a fuggire, e chi era in casa si è barricato immaginando l’ennesimo agguato di camorra. Per due oltre ore via Al Chiaro di Luna, a...

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Ai primi spari la gente ha iniziato a fuggire, e chi era in casa si è barricato immaginando l’ennesimo agguato di camorra. Per due oltre ore via Al Chiaro di Luna, a Ponticelli, è calata nel terrore. E si è vissuto lo stesso incubo dei residenti di San Giovanni a Teduccio, quando un paio di settimane fa un uomo che aveva appena massacrato la moglie aveva iniziato a sparare colpi di pistola dalla finestra del suo appartamento. Spari dal balcone di casa: questa volta è andata bene, non ci sono state vittime né feriti. Ma la paura è stata tanta, e all’arrivo della polizia la tensione è salita al massimo. «Non voglio tornare in carcere!», avrebbe urlato il 64enne Vincenzo Iovine prima di iniziare a fare il tiro al bersaglio sulla strada.

La follia si scatena intorno a mezzogiorno. Via Al Chiaro di Luna si trova all’interno del Rione Conocal, famigerato quadrilatero di camorristi nel quale però abita anche tantissima gente onesta, ed è proprio chi nulla a che fare con gli ambienti della malavita locale si terrorizza sentendo sparare in strada.

Che cosa sta succedendo? A scatenare il terrore è il 64enne già noto alle forze dell’ordine. Viveva da sei anni solo, dopo la separazione dalla moglie, e a quanto pare non incontrava nemmeno i figli. Poco dopo mezzogiorno ha impugnato una pistola, pare un revolver, iniziando a far fuoco, barricato dietro a una finestra del sesto piano. Dopo il fuggi fuggi generale qualcuno chiama la polizia. Scatta così il dispositivo di emergenza previsto dal protocollo già applicato in occasione della tragedia di San Giovanni a Teduccio, quando un’ex guardia giurata diede sfogo ad una furibonda follia sgozzando la moglie, sparando all’impazzata sulla gente in strada prima di uccidersi. I primi ad arrivare sono gli agenti del commissariato di Ponticelli, subito dopo giungono anche le unità speciali, con in testa le Unità operative di primo intervento, le Volanti coordinate da Antonio Cristiano. L’intera zona viene sigillata e bonificata, ai pochi curiosi che ancora si trovavano in strada a affacciati ai balconi viene ordinato di chiudersi nelle propria abitazioni. L’area dista non più di un centinaio di metri in linea d’aria da una scuola elementare e media. Motivo per cui gli spari hanno richiamato diverse mamme che si sono precipitate nell’istituto per andare a prendere i figli.

Si torna a respirare quell’aria surreale già vista in via Raffaele Testa l’otto febbraio. Nel team degli agenti della Questura c’è anche un negoziatore, persona specializzata a trattare con chi si barrica armato in casa e in emergenze simili. La situazione si sblocca anche grazie a lui, al negoziatore: e intorno alle tre del pomeriggio l’uomo si consegna alla polizia. L’uomo viene ammanettato e condotto negli uffici della Squadra Mobile coordinata da Andrea Olivadese, dove sarà sottoposto a un lungo interrogatorio.

A coordinare le indagini c’è il sostituto procuratore Maurizio Di Marco. Sulle “trattative” ingaggiate con il 64enne circolano altre voci, che però la Questura non conferma. Tra queste l’ipotesi che l’uomo abbia agito in stato di alterazione, dovuto all’alcol (quando la polizia è entrata nell’abitazione in cucina c’erano due bottiglie di vino vuote) o a qualche sostanza stupefacente assunta; e quella che prima di interrompere il folle gesto abbia chiesto di parlare con un ex poliziotto che ben conosce, e che nel frattempo è andato in pensione. Ma che cosa ha indotto Iovine a compiere un gesto tanto grave? Il 64enne ha precedenti per stupefacenti e rapina, nessuno per reati associativi. Qualcosa deve avergli devastato il cervello: probabilmente l’ipotesi di dover ritornare in carcere. Prospettiva che si è comunque garantito dando sfogo alla follia.

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Il Mattino