Draghi cosa farà dopo Palazzo Chigi? Nato, Consiglio Europeo o mediatore in Ucraina: gli scenari

Draghi cosa farà dopo Palazzo Chigi? Nato, Consiglio Europeo o mediatore in Ucraina: gli scenari
Una cosa è certa: difficilmente tornerà a fare il nonno a tempo pieno. Perché se in queste settimane il premier non si è sbilanciato sul suo...

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Una cosa è certa: difficilmente tornerà a fare il nonno a tempo pieno. Perché se in queste settimane il premier non si è sbilanciato sul suo futuro dopo Palazzo Chigi (salvo escludere, qualche giorno prima del voto, di essere disponibile a guidare ancora un governo di unità nazionale), sono tante le possibili strade che si apriranno di fronte a Mario Draghi, una volta che la sua esperienza da presidente del Consiglio sarà giunta al termine.

E molto, c'è da scommettere, dipenderà proprio da quello che deciderà di fare l'ex capo della Bce, che ai tempi del toto-Quirinale si definì un "nonno a servizio delle istituzioni". La sua linea non è cambiata, giura chi lo conosce bene. E le proposte, considerato il curriculum (professore universitario, governatore della Banca d'Italia prima e della Bce poi, infine capo del governo), di certo non mancheranno. 

 

 

Cosa farà Draghi? Gli scenari

Tra gli scenari più concreti, c'è quello che vedrebbe Draghi nuovo segretario generale della Nato. Del resto il mandato dell'attuale numero uno dell'Alleanza Jens Stoltenberg sta per giungere a scadenza (a fine anno). E in molti vedrebbero bene un atlantista convinto come il premier italiano uscente in un ruolo mai come oggi così delicato. Gli appoggi internazionali, in questo caso, non mancherebbero. A cominciare da quello degli Stati Uniti. Del resto le altre opzioni in campo di pari peso politico risentono di altri problemi. Tra i nomi in corsa si fa quello di Paolo Gentiloni, attuale commissario europeo agli affari economici, che però avrebbe espresso la volontà di rimanere a Bruxelles. Così come quello di Enrico Letta, che invece è appena stato rieletto deputato e ha deciso di fare da "traghettatore" al Pd fino al prossimo congresso (che potrebbe non concludersi prima della primavera). Dunque, le quotazioni di Draghi in questa fondamentale casella salgono. 

Così come non è da escludere un coinvolgimento dell'attuale premier nelle istituzioni europee. Sia in veste di possibile futuro presidente della Commissione Ue, dopo le elezioni europee del 2024, che in quella - attualmente più quotata - di presidente del Consiglio europeo. Anche in questo caso, non prima di due anni, dal momento che l'attuale numero uno del Consiglio, il liberale Charles Michel, lascerà la poltrona nel marzo 2024. 

 

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La quarta opzione in Ucraina

Incarichi di grande complessità e centralità politica, di certo non facili da ottenere. Ma che potrebbero essere alla portata di uno tra gli italiani più ascoltati e rispettati al mondo. Anche perché, viene fatto notare da più parti, Draghi avrebbe con ogni probabilità la benedizione del futuro governo di centrodestra. In particolare del partito di maggioranza relativa, FdI, e della premier in pectore, Giorgia Meloni, che non ha mai fatto mistero di coltivare con il predecessore un rapporto cordiale e costante, a cominciare dai dossier più spinosi (vedi il caso energia). 

Ecco perché per Draghi prende quota anche una quarta opzione. Un ruolo per il quale potrebbe essere indicato proprio dal futuro esecutivo di Roma. Quello di "inviato speciale" per la guerra in Ucraina, qualora - come sembra probabile - il conflitto dovesse protrarsi ancora. Un incarico di grande delicatezza, ma anche di enorme visibilità. Un ruolo di mediatore internazionale che Draghi, che vanta contatti diretti con le cancellerie di tutto il mondo, non avrebbe problemi a incarnare. E che potrebbe, in caso di esito positivo, spalancargli le porte per altri incarichi futuri. Magari ancor più prestigiosi. 

 

 

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