Governo, l’idea Di Maio spacca M5S. La trincea dei senatori: «Pronti a votargli contro»

Tutti per Conte, tutti contro Renzi che «semina trappole per dividerci», ma divisi di fronte all’ipotesi di Di Maio premier. È la fotografia M5S, di...

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Tutti per Conte, tutti contro Renzi che «semina trappole per dividerci», ma divisi di fronte all’ipotesi di Di Maio premier. È la fotografia M5S, di fronte a uno scenario che possa non vedere più in campo il presidente del Consiglio dimissionario. Nessuno ha intenzione di mollarlo ma, come osserva un big pentastellato: «Qui ognuno si straccia le vesti per lui, ma la matematica è matematica». «È inutile – il ragionamento di chi non intende più scendere in battaglia al grido di Conte o morte – insistere con i forzisti e con i responsabili o con gli esponenti di Cambiamo con Toti. I numeri non ci sono, occorre ragionare su un piano B». Certo, c’è il timore che la crisi si avviti e porti il Paese al voto (e i parlamentari a perdere lo scranno) ma in M5S aumenta il fronte di chi invita i vertici ad aprire ad un’altra prospettiva. «Senza – questa la tesi di un big – subire il gioco del leader di Italia viva, ma puntando concretamente su una nostra figura di riferimento che può essere solo Di Maio, non certo Patuanelli o Fico». 

È comunque un’altra partita, un altro film perché al Quirinale si va con il nome di Conte. Ma il convincimento sempre più diffuso è che l’inquilino di palazzo Chigi abbia poche chance di restare in sella. 

Di Maio, dal canto suo, giura eterna lealtà ed è vero che sta seguendo la crisi insieme a Conte, anche ieri è stato nella sede del governo. E respinge le avance di Renzi, smentisce ogni contatto con il senatore di Rignano. C’è grande irritazione per «i giochetti» di chi – questa la tesi – mira a bruciare ogni nome per sfrattare Conte ed arrivare ad un governo di unità nazionale. «Ma - obietta un esponente di peso M5S – se muore un Papa se ne fa un altro e potrebbe essere nostro». «Non c’è – osserva la stessa fonte – un progetto in costruzione, ma è chiaro che l’ipotesi non è da scartare». Di Maio sarebbe disponibile? C’è chi sostiene che non si sottrarrebbe se dovesse diventare una sorta di «salvatore della Patria», con l’ok del Capo dello Stato. Altra tesi è che potrebbe assumere il ruolo di vicepremier in un governo Cartabia o Lamorgese. Ai suoi interlocutori, anche quelli più vicini, il responsabile della Farnesina ripete il refrain degli ultimi giorni: «O c’è Conte o c’è il voto». In realtà anche se accettasse la proposta che fa filtrare Italia viva da settimane, la sua candidatura non avrebbe vita facile. 

E qui entrano in gioco altre dinamiche. Si rischia una resa dei conti, c’è chi azzarda che il gruppo dirigente si frantumerebbe, ma l’ostacolo sarebbe soprattutto al Senato. Ieri c’è stata una riunione degli esponenti M5S a palazzo Madama per chiudere la porta a qualsiasi piano divisivo. E un sottosegretario che ha partecipato all’incontro la mette così: «Voteremmo no anche alla fiducia ad un governo Di Maio, ma per rispetto a lui che ha sempre detto di non voler accettare. Posso capire che può essere tentato ma il gruppo non reggerebbe. Non ci facciamo distruggere da Renzi. Se andiamo con Conte fino alla fine abbiamo una prospettiva anche per il futuro, con Di Maio non allarghiamo nulla».

Basterebbe una pattuglia di voti contrari e non nascerebbe alcun esecutivo alternativo a Conte. «Conte ha tirato una linea che condivido, occorre portarla fino alla fine perché credo che così ci saranno delle sorprese», avverte Alessandro Di Battista, ribadendo il suo «Renzi deve restare fuori». La falange contiana prevede anche le urne o un governo del presidente (Lamorgese o Fico), un esecutivo di scopo che porti l’Italia alle elezioni. Al momento tra deputati e senatori è emersa una spaccatura ma è sull’eventualità di tornare a dialogare su Renzi. Non è un caso che all’assemblea di martedì sera abbiano preso la parola i senatori per dire no a qualsiasi ritorno ad un dialogo con Iv. «Su spinta di palazzo Chigi», azzarda qualcuno. A Montecitorio, invece, nessuno ha posto veti. Ma la consapevolezza di tutti è che Conte dovrebbe fare un passo avanti, scendere a patti con Renzi: «Altrimenti – osserva un’altra fonte – ci andiamo a sfracellare». Aria tesa comunque in M5S. E monta la protesta contro il Pd che non si sarebbe speso per portare nuovi responsabili alla causa contiana. «Solo alle 23,30 ha permesso che una sua senatrice entrasse nel gruppo europeista. Tra quei dieci sono quasi tutti del Movimento e ex…». Di fronte all’ipotesi di un esecutivo M5S – l’altra carta è quella di Patuanelli – ci sarebbe un altro problema. Ovvero M5S perderebbe i ministeri più importanti. Il sospetto è che Renzi punti al Mef e al Mise, la convinzione è che stia alzando la posta per frantumare il Movimento. «E non possiamo certo farci umiliare», osserva un ministro pentastellato. 

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