Governo in crisi, il Pd: per noi c’è Conte. Ma si prepara il dopo. L’ipotesi dell’esplorativo

«La crisi è da irresponsabili», un errore il «salto nel buio», no a veti su Iv, «il Pd ha una sola parola» e farà a Mattarella il...

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«La crisi è da irresponsabili», un errore il «salto nel buio», no a veti su Iv, «il Pd ha una sola parola» e farà a Mattarella il nome di Conte, ma «sarebbe insufficiente affidarsi ad un nome». Il segretario del Pd Nicola Zingaretti prova a tenere il punto anche se nella relazione alla direzione più di una concessione la fa ai tantissimi che non vogliono finire ad elezioni anticipate e ai tanti che non vogliono impiccarsi sul nome di Conte.

Nel caos che segue ad una crisi aperta al buio dai due duellanti, i dem faticano ancora a stare in equilibrio tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Anche se Zingaretti lo esclude, è evidente che pesano le “ruggini” del passato perchè se il timore fosse solo sul futuro nella relazione del segretario avrebbe trovato spazio anche un invito a Conte ad alzare il telefono o quantomeno a lavorare per ricucire con Iv senza prestare a Conte un loro senatore. Se si escludono i messaggini per gli auguri di Natale, tutto tace tra i due anche se i mediatori, come Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, sono al lavoro. Conte continua a lavorare per raccogliere responsabili, dà quasi per scontato il reincarico e non ha nessuna intenzione di trattare con Renzi. Quest’ultimo risponde sui social accusandolo di «manovre opache in Parlamento» e l’affondo lascia credere come sia molto difficile che oggi pomeriggio il Capo dello Stato possa sommare i diciotto senatori di Iv a quelli di M5S, Pd e Leu favorevoli ad un reincarico a Conte. 

Il premier dimissionario ha assicurato a Mattarella di voler ricucire con Italia Viva per avere una maggioranza solida che contempli anche i “responsabili”, ma pensa di chiamare Matteo Renzi solo dopo aver ricevuto l’incarico dal Capo dello Stato. Il “programma” rischia però di risultare illusorio e di spalancare le porte o ad un incarico non pieno di Conte se non ad un secondo giro di consultazioni e ad un incarico esplorativo che potrebbe essere affidato, come già ad inizio legislatura, al presidente della Camera Roberto Fico. Magari per tentare di far sedere allo stesso tavolo Conte e Renzi.

Dopotutto i due guidano gruppi parlamentari e partiti ancora da testare con Conte che sta però già al lavoro nella sua terra, la Puglia, dove ha sbloccato l’ingresso dei grillini nella giunta Emiliano, in modo da creare il primo laboratorio del nascente partito. Ma se il premier non vede alternative al suo reincarico se non il voto in primavera, nel M5S, nel Pd e in Leu le opinioni sono ben differenti ma per poter decollare hanno bisogno che si completi tutto il ciclo della verifica che renda evidente se è possibile o no una maggioranza senza Renzi e con Conte a palazzo Chigi. Stante i rapporti tra i due è infatti difficile la coabitazione ed è per questo che Conte teme che alla fine la scelta avvenga sulla base dei numeri in Parlamento dove potrebbero ancora cambiare se la Lega deciderà di aprire ai 5S. 

Le consultazioni al Quirinale devono ancora entrare nel vivo e si scatena una ridda di nomi alternativi a quello di Conte che servono solo ad avvelenare i pozzi, a bruciare possibili alternative o a regolare conti interni ai partiti. Iv lancia l’ipotesi Paolo Gentiloni proponendo uno scambio con Giuseppe Conte alla Commissione Ùe, nel M5S parte la rissa interna su chi potrebbe andare a palazzo Chigi in alternativa a Conte e i un gruppetto variabile dai cinque ai sette senatori di Iv viene dato per uscente. Nel frattempo però il reggente Crimi esce parzialmente sconfitto dalla riunione serale con i suoi colleghi parlamentari dove pensava di uscire con un “no” a Renzi e un “sì” netto e senza alternative su Conte. Si è invece dovuto accontentare di un mezzo “no” a Renzi e un “sì” a Conte ma con possibili alternative qualora si dovesse mettere male.

Il dopo “Conte”, ammesso che ci sia, deve ancora consumarsi e Conte combatte avendo al suo fianco tutta la pattuglia governativa sia del Pd che del M5S, ma trovando resistenze nei gruppi parlamentari sia dem che grillini.  

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