Italia zona rossa, Ricciardi: «Lockdown rigido a febbraio, poi via ai vaccini di massa»

Consulente scientifico per l'emergenza Covid del ministro della Salute, Roberto Speranza, il professore Walter Ricciardi, docente di igiene e medicina preventiva...

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Consulente scientifico per l'emergenza Covid del ministro della Salute, Roberto Speranza, il professore Walter Ricciardi, docente di igiene e medicina preventiva all'Università Cattolica di Roma, già presidente dell'Istituto superiore di sanità, segue da vicino la campagna per le vaccinazioni.

Professore Ricciardi, che cosa sta succedendo nella campagna di vaccinazione alle prese con la improvvisa riduzione di forniture della Pfizer?
«Su questo tema, bisogna essere lucidi e razionali. Per fare una campagna vaccinale in maniera organica e completa, occorrono i vaccini, i luoghi dove vaccinare e i vaccinatori. Sul primo punto, stiamo incontrando difficoltà insieme con il resto dell'Europa. Ma è una difficoltà legata ad una richiesta eccessiva di vaccini, su cui la Pfizer non riesce da sola a tenere testa».

L'azienda non produce tutti i vaccini che le vengono richiesti, su cui si era impegnata?
«Da sola, non può farcela. La società Moderna ha capacità produttiva ridotta, mentre l'Astra Zeneca deve ancora entrare in vera produzione. Capirà che la Pfizer dovrebbe soddisfare tutta la domanda di un numero enorme di Paesi e non è possibile».

Non c'è rimedio, non può essere avviata un'azione giudiziaria contro la Pfizer per gli impegni non mantenuti?
«Sarebbe una strada inutile e fuori dalla realtà, su una difficoltà temporanea. La Pfizer sta correndo ai ripari aumentando la produzione del suo stabilimento belga e realizzando un secondo stabilimento in Germania. Entro la fine di febbraio, le due strutture entreranno in piena produzione. Due settimane ancora, invece, per l'incremento produttivo in Belgio, che darà una prima soluzione alla limitazione di forniture».

Ci sono Regioni che lamentano di aver subito più riduzioni di forniture rispetto alle altre come la Campania: con che criteri avvengono le consegne?
«C'è una struttura commissariale in questa prima fase, che si è prefissata essenzialmente di vaccinare i sanitari e gli operatori e ospiti delle Rsa. In accordo con le Regioni, sono stati individuati 300 punti di consegna distribuiti su tutto il territorio nazionale. La riduzione è stata decisa dalla Pfizer, in maniera proporzionale ovunque. Non dipende dal commissario».

Come dovrebbe avvenire il completamento del piano vaccinazione?
«Dopo questa prima fase, da ultimare attraverso la somministrazione anche della seconda dose e senza affrettarsi a fare più somministrazioni della prima dose per esibire record inutili, dovrà partire il piano di vaccinazione di massa previsto a partire da marzo».

Cosa significherà?
«Che non sarà più il commissario a gestirlo, ma penso debba farlo un gruppo di persone a livello centrale, in raccordo con le Regioni, che si occupino solo di quello per 24 ore al giorno».

Con quali obiettivi?
«Avere a disposizione i vaccinatori sufficienti, a partire dai 15mila già reclutati a livello centrale. Poi trovare i luoghi in grado di ultimare la vaccinazione a 20 milioni di persone. E quindi, non solo le strutture sanitarie, ma anche palestre, palasport, hangar, luoghi per vaccinazioni in auto. Spazi ampi per arrivare all'obiettivo di 250-300mila vaccinati al giorno».

Tutto gestito a livello centrale?
«Sì, questa è la mia idea. Una leadership che succeda alla struttura commissariale che ha invece il compito preciso di portare a termine la prima fase della campagna vaccinale. È la strada seguita in Gran Bretagna come in Israele e ora anche negli Stati Uniti».

In questi mesi, prima di arrivare al compimento della seconda fase di vaccinazioni, cosa si dovrebbe fare?
«Seguire quello che hanno fatto in altri 15 Paesi e cioè attivare un lockdown rigido di un mese. Poiché non partiamo da zero, basterebbe il mese di febbraio con una zona rossa su tutto il territorio nazionale senza deroghe. Poi, si penserà a rientri modulati in base a differenze tra aree territoriali. Per stare sicuri, dobbiamo arrivare a 50 casi per centomila persone, mentre ora siamo a 250 per 100mila».

Non basta proseguire con sempre più vaccini?
«In questo momento, no. I vaccini limitano la mortalità e l'aggravio sulle strutture sanitarie dove chi ci lavora sarà ora immunizzato perchè vaccinato prima degli altri. La morbilità, cioè la trasmissione del virus va limitata invece attraverso restrizioni. Lockdown, con distanziamento, chiusure. Un bene per la sanità, ma anche per l'economia se si vuole uscirne per l'estate».

Non c'è altra strada?
«No, nei Paesi, solo 15 purtroppo, che hanno seguito questa strada si avviano a una condizione di normalizzazione. In questo modo, con una campagna di vaccinazione di massa che partirà nella seconda fase, avremo una situazione migliore entro l'estate. Subito dopo, riusciremo a stabilizzare una condizione sanitaria di riduzione della trasmissione del virus con sempre più vaccinati, arrivando a una normalizzazione». 

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