Madonna di Trevignano, lacrime «compatibili con sangue di maiale». Esposto contro la veggente Cardia

Ogni 3 del mese nella cittadina laziale si radunano diverse persone per presunte apparizioni della Madonna. I presunti veggenti hanno anche aperto un sito e costituito un'associazione

Madonna di Trevignano, lacrime «compatibili con sangue di maiale». Esposto contro la veggente Cardia
Trevignano, un investigatore privato ha consegnato un atto che contiene accuse contro Gisella Cardia, al secolo Maria Giuseppa Scarpulla, la sedicente veggente custode della...

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Trevignano, un investigatore privato ha consegnato un atto che contiene accuse contro Gisella Cardia, al secolo Maria Giuseppa Scarpulla, la sedicente veggente custode della statua di una madonna che lacrima. L'esposto è stato cosegnato ai carabinieri. L'atto sarà poi trasmesso alla Procura di Civitavecchia che deciderà se aprire un fascicolo. Lo stesso investigatore privato, secondo quanto riferito da organi di stampa, asserisce che dopo alcune analisi sarebbe stato appurato che la lacrime sarebbero compatibili con sangue di maiale.

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La commissione

Sul caso della madonna di Trevignano la diocesi di Civitacastellana ha istituito una commissione per effettuare «un'indagine previa, finalizzata ad approfondire l'eventuale fenomenologia dei fatti, che si verificano da qualche tempo a Trevignano Romano». Ogni 3 del mese nella cittadina laziale si radunano diverse persone per presunte apparizioni della Madonna. I presunti veggenti hanno anche aperto un sito e costituito un'associazione.

L'inchiesta

La signora si sarebbe riscoperta veggente dopo un trascorso lavorativo che è finito nel mirino degli inquirenti. La vicenda giudiziaria che ha visto coinvolta l’ex imprenditrice Maria Gisella Cardia è riferita a fatti risalenti al 21 febbraio 2013; secondo i capi di imputazione, Giacalone, amministratore unico e liquidatore, Caleca amministratore di fatto dell’azienda “Ceramiche del Tirreno srl” già “Caleca Italia”, avrebbero stipulato con l’impresa “Majolica Italiana”, di cui la Scarpulla era amministratore unico e Bencini dipendente e procuratore speciale, un contratto d’affitto d’azienda per un canone annuo di 108 mila euro, canone ritenuto incongruo, vicenda che, come si evince ancora dai capi di imputazione, avrebbe determinato con operazioni dolose il fallimento delle società.

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Il Mattino