Da Napoli la stretta contro le babygang, il Csm alle Camere: «Arresti più facili»

Passa all'unanimità la risoluzione sull'emergenzaminori a Napoli. Un lungo applauso al termine del plenumstraordinario del Consiglio superiore della magistratura intrasferta a Napoli, a chiudere un'istruttoria iniziata mesi fa,sotto i colpi di stese, agguati, omicidi di camorra, atti dibullismo o violenza fine a se stessa, consumati da minori. Haspiegato il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, al termine deilavori napoletani: «Se dopo questa iniziativa, salveremo unsolo giovane saremo soddisfatti». A partire da oggi ildocumento (frutto di una iniziativa del presidente della sestacommissione Paola Balducci e dei tre membri togati napoletaniAntonelo Ardituro, Lucio Aschettino e Francesco Cananzi)sarà all'attenzione del capo dei presidenti di Camera eSenato, di vertici del governo e degli enti locali. Sala Arengariodel Tribunale di Napoli, tocca ai consiglieri motivare un documentoche punta ad incidere. Tutti insistono sulla necessità disuperare la condizione di impunità che consente ai minori disfuggire al carcere, anche dopo essersi macchiati di fattigravissimi. Spiega il consigliere Ardituro: «Bisognaridimensionare l'approccio buonista e garantirel'effettività della pena. Un giovane di 16 o 17 anni hale idee chiare. Dobbiamo dire a questi ragazzi che hanno sempre lapossibilità di scegliere. Chi è in condizionidisperate e sceglie il bene va tutelato, chi sceglie il male vasanzionato». Insomma, il Csm chiede al Parlamento menovincoli e meno discrezionalità negli arresti dei minori, adifferenza di quanto accade oggi (mesi fa, il figlio di un boss diSan Giovanni venne rilasciato su decisione di un magistrato deiminori, nonostante fosse armato e avesse opposto resistenza altermine di un lungo inseguimento). Ne è convinto anche ilprocuratore generale Luigi Riello: «Fermezza e recupero nonsono termini configgenti ma si devono coniugare tra loro. Deveessere consentito l'arresto di un minorenne armato che consumareati gravi». Quanto alla possibilità di sospendere lapotestà genitoriale, il pg Riello chiarisce: «Non sitratta di una deportazione di massa, ma di casi estremi, adottatiin presenza di bambini messi a confezionare droga, a inalarestupefacenti. Così lo Stato interviene a salvarli non apunirli». Parere favorevole sulla possibilità diintrodurre modifiche normative per sanzionare con maggiore rigoreanche i minori da parte del presidente di Corte di Appello GiuseppeDe Carolis, che ricorda anche l'importanza della prevenzione,anzi, del lavoro di prevenzione condotto dalle istituzioniscolastiche sul territorio.

Leggi l'articolo completo su Il Mattino
Outbrain