Natale col No vax, famiglie divise al cenone: «I parenti non si vaccinano e io devo proteggere le mie figlie»

Natale col No vax: il conflitto tra immunizzati e non vaccinati rompe vecchie amicizie e crea fratture nei nuclei familiari

C’è una porzione dell’Italia, relativamente piccola per fortuna, che ogni giorno si sente violata, turbata, attaccata o quantomeno impaurita dal vaccino anti-Covid. Circa 6 milioni di persone no vax che, ignorando di fatto le morti e il caos degli ultimi due anni, rifiutano la profilassi. Anzi, la dileggiano. E così, spesso inanellando una collezione infinita di bufale, condivide, attacca, suda e si infervora con chiunque. Al bar come alla fermata del bus. Con i colleghi come con i familiari. Ogni occasione è buona per rimarcare la distanza tra chi, per loro, ha scelto di essere al servizio di chissà quale potere forte e chi si considera libero e in pericolo.

 

 

Conversazioni interminabili che fino a qualche mese fa, erano un continuo tentativo di reciproco convincimento. E che ora invece, dopo tonnellate di chat e faccia a faccia, il più delle volte finiscono liquidate da un’occhiataccia o un cenno di assenso. Un non-dialogo che ogni giorno allarga il solco tra amici e parenti. Anni di gioie e percorsi condivisi seppelliti dal rancore, o meglio dalla paura e dalle fake news. Una spaccatura che in questo Natale reso “più normale” proprio dal vaccino, finirà con il dividere ancora. E questo, comunque la si guardi, è un peccato per tutti.

 

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«Derisa dai parenti perché temo il Covid, non tornerò al paese»

«Io sono tanta stanca, due anni di pandemia mi hanno provata molto». E ora: «dopo che mi sono sentita derisa già durante il pranzo della scorsa Pasqua, perché quando serviva ho tenuto la mascherina, non so se passeremo la Vigilia di Natale insieme ai parenti No vax di mio marito». «Io non sono serena e non ho alcuna voglia di sentire ancora le loro risatine».

 


Annalisa ha 47 anni e vive in prima persona un dubbio che - numeri alla mano - è destinato ad insinuarsi tra milioni di famiglie italiane: trascorrere il Natale con tutti i parenti, anche quelli non vaccinati, evitando di rompere definitivamente con loro dopo aver tenuto duro e tentato il dialogo fino ad oggi; oppure mediare e difendersi come meglio si può, magari con tampone antigenico per tutti, finestre il più possibile aperte e mascherina indossata non appena possibile. 


«Io e mio marito, che la pensa come me, viviamo a Bologna - racconta la donna, un passato da ricercatrice in biochimica con tanto di dottorato e un presente da farmacista che conosce perfettamente l’universo dei No vax perché «gli faccio tamponi tutti i giorni» - i parenti invece a Comacchio, in provincia di Ferrara». E, a differenza della scorsa Pasqua, «questa volta sto seriamente pensando di non andarci per Natale». 


Il perché? «Finirei con il discutere ancora con i miei cognati e con la zia pensionata di mio marito». Tutti fermamente convinti che il vaccino non solo sia inutile, quanto anche dannoso. «Io invece temo per mia sorella minore che ha avuto tantissimi problemi di salute appena prima della pandemia ed è una fragilissima. E per i miei genitori quasi 80enni. Anche se in salute sono comunque anziani, e io devo tutelarli». Sedersi a quella tavola infatti, specie senza tampone, potrebbe esporli tutti a un potenziale pericolo. 


«E invece loro (i parenti ndr) hanno strane convinzioni - dice la donna amaramente - dove le statistiche e le decisioni si basano sul resoconto del cugino, piuttosto che dell’amico o anche del collega. Già non li frequentavamo molto, perché il lavoro ci tiene impegnati, ma la pandemia e questa deriva ci hanno allontanati molto più di qualche chilometro di distanza». 

 

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«Non si vaccinano e io devo proteggere le mie bambine»

«Ho una parente stretta No vax con cui ho iniziato ad avere delle conversazioni molto spiacevoli. Anche rispetto al mio lavoro, alle mie responsabilità. Poi la situazione è degenerata con le restrizioni e ora, d’accordo con mio marito, abbiamo deciso di evitare di incontrarla durante le feste di Natale. Una decisione dovuta soprattutto al fatto che ho il dovere di proteggere le mie bambine e quindi limitare per quanto possibile i contatti con i non vaccinati».


Cosi anche la famiglia di una romana di 47 anni, ricercatrice. Le prime frizioni sui social. Quando la dottoressa Arancio ha letto alcuni post pubblicati dalla parente. Quindi la discussione si è accesa nella vita reale: «Mi ha detto una serie di follie, perché tali sono, in merito al Covid e al vaccino. La situazione si è fatta ancora più tesa quando sono scattate le prime restrizioni. A quel punto, ha messo in discussione il mio lavoro».

Anche in quel caso, però, la conversazione è degenerata. La No vax è andata oltre accusandola di essere «parte attiva di una dittatura sanitaria» perché ricercatrice ed esperta proprio di vaccini. Per mesi la dottoressa ha tentato quindi di spiegare, anche scientificamente, il Covid. A questo punto però la famiglia si è spaccata. I rapporti sono diventati sempre più tesi e hanno coinvolto tutti i membri della famiglia.

«Le ho spiegato - racconta il medico - che non si può affrontare una situazione seria come quella del Coronavirus informandosi su internet». Non abbastanza per appianare le divergenze. Così per le prossime feste Natalizie, i componenti della famiglia Arancio saranno divisi tra vax e no Vax: «Ho scelto di non vederla e interrompere ogni rapporto - spiega - Ora più che mai: perché è proprio a causa degli adulti che non si vaccinano che dovrò invece vaccinare le mie bambine. La follia è tutta qui, si tratta di persone che non vogliono accettare la realtà e l’evidenza scientifica. Rispetto a questo l’unica arma che abbiamo è prendere le distanze, comprese quelle fisiche per proteggerci e limitare la diffusione del virus. Anche a Natale». I genitori della dottoressa invece accoglieranno la parente: ma mantenendo la distanza di sicurezza e solo indossando la mascherina. 


 

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