Pavia, il fratello gli uccise moglie, figlia e cognata: lo Stato risarcirà solo 100mila euro

Pavia, il fratello gli uccise moglie, figlia e cognata: lo stato risarcirà solo 100mila euro
Centomila euro di risarcimento per la strage in cui persero la vita la figlia di 4 anni, la moglie 24enne e la cognata di 19, brutalmente uccise dalla mano di suo fratello....

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Centomila euro di risarcimento per la strage in cui persero la vita la figlia di 4 anni, la moglie 24enne e la cognata di 19, brutalmente uccise dalla mano di suo fratello. È questa la cifra che dopo 12 anni il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati intenzionali e violenti del Ministero dell’Interno ha accordato a Anton Melyshi come indennizzo complessivo.

Una cifra che riguarda unicamente la morte della moglie e della sorella, e non della cognata e che ora l'avvocato di Melyshi, Claudio Defilippi, è deciso ad impugnare per ottenere un indennizzo «più congruo» anche in relazione all'omicidio della cognata. 

Strage di Stradella, il fratello gli accoltellò figlia moglie e cognata 

 Anton Melyshi, 30enne muratore albanese era uscito di casa con uno dei suoi figli quel pomeriggio di ottobre del 2009, a Stradella, in provincia di Pavia. Ma quando tornò a casa trovò una strage: la figlia Claudia di 4 anni, la moglie 24enne Rina Ndojhi e la sorella di lei Ornela, di 19 anni erano state uccise a coltellate. A ferirle a morte era stato il fratello di Anton, il 24enne Alfred, che era stato invitato a pranzo e che dopo aver compiuto la strage aveva anche tentato di suicidarsi ferendosi al petto. Il killer fu poi dichiarato assolto per vizio totale di mente, e non fu condannato a risarcire il danno. 

Giulia Maja, l'ultimo racconto al nonno: «Papà è venuto a letto e mi ha chiesto scusa»

La richiesta di risarcimento era stata respinta in primo grado 

Anton si era rivolto allora al tribunale di Roma, chiedendo al Ministero della Giustizia un risarcimento di 250mila euro per ogni omicidio, in attuazione della direttiva 2004/80 della Unione Europea europea del 2004 che prevede il ristoro dello Stato per le vittime di reati violenti, nel caso in cui il condannato non abbia disponibilità economiche per il risarcimento. 

La richiesta di indennizzo però fu respinta in primo grado dal giudice, in quanto il killer era stato assolto. «Non risulta che Melyshi Alfred sia stato condannato, in sede civile o penale, a risarcire il danno subito dall'odierno attore. Melyshi Alfred è stato assolto per vizio totale di mente. Tale pronuncia esclude la sua responsabilità penale, ma ciò non impedisce al danneggiato di poter conseguire il ristoro civilistico, secondo le regole dell'ordinamento interno» aveva scritto il giudice.

Un «Palese errore» per l'avvocato Defilippi, da parte del giudice in quanto l'omicida era sottoposto alla misura di sicurezza dell'ospedale psichiatrico giudiziario fin dall'incidente probatorio «prima quindi del termine per costituirsi parte civile». E se anche Anton Melyshi si fosse costituito parte civile «sarebbe andato incontro ad ulteriori spese di difesa che non vedevano possibilità di essere ristorate, essendo chiaro fin dall'inizio che lo stesso sarebbe stato dichiarato non imputabile per vizio totale di mente».

Il Comitato può risarcire massimo 60mila euro a vittima 

Il caso di Anton fa emergere secondo l'avvocato Defilippi anche «Un errore al quale dovrebbe porre rimedio anche il Legislatore»: il massimo del somma prevista come indennizzo dal Comitato è di 60mila euro, mentre secondo il legale «la somma dovrebbe essere quantificata caso per caso». 

 

 

Leggi l'articolo completo
su Il Mattino

Centomila euro di risarcimento per la strage in cui persero la vita la figlia di 4 anni, la moglie 24enne e la cognata di 19, brutalmente uccise dalla mano di suo fratello. È questa la cifra che dopo 12 anni il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati intenzionali e violenti del Ministero dell’Interno ha accordato a Anton Melyshi come indennizzo complessivo.

Una cifra che riguarda unicamente la morte della moglie e della sorella, e non della cognata e che ora l'avvocato di Melyshi, Claudio Defilippi, è deciso ad impugnare per ottenere un indennizzo «più congruo» anche in relazione all'omicidio della cognata. 

Strage di Stradella, il fratello gli accoltellò figlia moglie e cognata 

 Anton Melyshi, 30enne muratore albanese era uscito di casa con uno dei suoi figli quel pomeriggio di ottobre del 2009, a Stradella, in provincia di Pavia. Ma quando tornò a casa trovò una strage: la figlia Claudia di 4 anni, la moglie 24enne Rina Ndojhi e la sorella di lei Ornela, di 19 anni erano state uccise a coltellate. A ferirle a morte era stato il fratello di Anton, il 24enne Alfred, che era stato invitato a pranzo e che dopo aver compiuto la strage aveva anche tentato di suicidarsi ferendosi al petto. Il killer fu poi dichiarato assolto per vizio totale di mente, e non fu condannato a risarcire il danno. 

Giulia Maja, l'ultimo racconto al nonno: «Papà è venuto a letto e mi ha chiesto scusa»

La richiesta di risarcimento era stata respinta in primo grado 

Anton si era rivolto allora al tribunale di Roma, chiedendo al Ministero della Giustizia un risarcimento di 250mila euro per ogni omicidio, in attuazione della direttiva 2004/80 della Unione Europea europea del 2004 che prevede il ristoro dello Stato per le vittime di reati violenti, nel caso in cui il condannato non abbia disponibilità economiche per il risarcimento. 

La richiesta di indennizzo però fu respinta in primo grado dal giudice, in quanto il killer era stato assolto. «Non risulta che Melyshi Alfred sia stato condannato, in sede civile o penale, a risarcire il danno subito dall'odierno attore. Melyshi Alfred è stato assolto per vizio totale di mente. Tale pronuncia esclude la sua responsabilità penale, ma ciò non impedisce al danneggiato di poter conseguire il ristoro civilistico, secondo le regole dell'ordinamento interno» aveva scritto il giudice.

Un «Palese errore» per l'avvocato Defilippi, da parte del giudice in quanto l'omicida era sottoposto alla misura di sicurezza dell'ospedale psichiatrico giudiziario fin dall'incidente probatorio «prima quindi del termine per costituirsi parte civile». E se anche Anton Melyshi si fosse costituito parte civile «sarebbe andato incontro ad ulteriori spese di difesa che non vedevano possibilità di essere ristorate, essendo chiaro fin dall'inizio che lo stesso sarebbe stato dichiarato non imputabile per vizio totale di mente».

Il Comitato può risarcire massimo 60mila euro a vittima 

Il caso di Anton fa emergere secondo l'avvocato Defilippi anche «Un errore al quale dovrebbe porre rimedio anche il Legislatore»: il massimo del somma prevista come indennizzo dal Comitato è di 60mila euro, mentre secondo il legale «la somma dovrebbe essere quantificata caso per caso». 

 

 

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