Quirinale, si muove Draghi: colloqui con i leader. Salvini-Letta, oggi il bis

Quirinale, si muove Draghi: colloqui con i leader Salvini-Letta, oggi il bis
Da settimane veniva chiesto a Mario Draghi di «prendere l’iniziativa». Di dire chiaro e tondo se aspira o meno al Quirinale. E, nel caso, offrire garanzie sulla...

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Da settimane veniva chiesto a Mario Draghi di «prendere l’iniziativa». Di dire chiaro e tondo se aspira o meno al Quirinale. E, nel caso, offrire garanzie sulla tenuta del governo orfano del premier per scongiurare le elezioni anticipate. Ebbene, nel giorno della prima votazione per il Colle, Draghi è sceso in campo. Matteo Salvini e Giuseppe Conte però, da ciò che filtra, continuano a frenare l’ascesa dell’ex presidente della Bce al Quirinale. «State attenti, c’è molta disinformazione in giro. Non è vero che l’incontro con Salvini è andato male. La verità è che è tutto aperto, è cominciato un percorso», avverte una autorevole fonte dell’esecutivo, «la partita vera del leader leghista è sul governo che verrà...». 

Di certo è in campo anche Pier Ferdinando Casini.

Draghi ha incontrato o sentito un po’ tutti i soci di maggioranza. Prima Matteo Salvini, poi Enrico Letta, Roberto Speranza, Antonio Tajani, Giovanni Toti, infine Giuseppe Conte. Non a palazzo Chigi, ma in un luogo tenuto riservato o al cellulare. Si narra anche di una telefonata con Silvio Berlusconi, ma su questo contatto non ci sono conferme. 

E se da palazzo Chigi si risponde con una raffica di «no comment» alla richiesta di notizie sul contenuto dei colloqui, è evidente che Draghi farà ciò che i partiti e il Parlamento gli chiederanno di fare, perché non si arriva a una soluzione senza il consenso delle forze politiche. Non a caso ai vari leader Draghi ha posto domanda suonata più o meno così: “Qual è la vostra volontà, quali le vostre aspettative sul mio ruolo per il Paese?”. Comunque, avrebbe detto, non sta a lui occuparsi dei ministeri del futuro governo o definirne la coloritura politica. Sarebbe incostituzionale.

Draghi lavora d’intesa con Letta, che deve fare i conti con i malumori di Franceschini e Orlando, per andare al Quirinale. Perché, come dice il leader dem, «non si può correre il rischio di non avere né sul Colle, né a palazzo Chigi la personalità più autorevole e credibile che ha l’Italia». E perché il premier, dopo la brutta esperienza della legge di bilancio, ha capito che non c’è bisogno di lui per guidare un esecutivo che per quattordici mesi (fino alle elezioni) sarà scosso dai fremiti e dalle pulsioni elettorali dei partiti. 

Proprio da Draghi e dall’assetto del governo è partito l’atteso incontro tra Letta e Salvini celebrato alla Camera. E la partenza era stata buona. Tant’è che a sentire i due protagonisti «il dialogo si è aperto». Non solo, il dem e il leghista avevano fatto sapere (con tanto di comunicato copia & incolla) di lavorare «a delle ipotesi» per il Quirinale sulla base dell’accordo di unità nazionale e che si rivedranno oggi per portare avanti la trattativa. Più o meno ciò che poco più tardi avevano fatto filtrare Conte e il leader leghista: «Totale sintonia sulla necessità di rafforzare e intensificare il confronto per individuare un nome che unisca il Paese». E in campo, su questo schema, c’è anche Pier Ferdinando Casini ricordato come un ottimo presidente della Camera bipartisan, la cui candidatura è sostenuta da Matteo Renzi, da ampi settori di centro e di centrodestra. Oltre che, nel Pd, da Base riformista di Lorenzo Guerini ma anche dall’area che fa capo ad Andrea Orlando. 

Di certo, c’è che la trattativa su governo e sul Colle si rivela decisamente complessa e la strada per Draghi si fa un po’ più in salita. La prova: Salvini, a sera, fa sapere di essere fermo sul “no” al premier. «Vuole garanzie sui nuovi ministri, pretende il Viminale...», sibila un esponente dem. Soprattutto il capo della Lega torna ad annunciare un candidato di centrodestra, ribaltando l’intesa di massima raggiunta nel pomeriggio con Letta. Ce n’è abbastanza per far scattare l’allarme al Nazareno, dove a notte fanno filtrare la «determinazione ad andare avanti con il dialogo». Ma anche il «timore che l’avvitamento della trattativa finisca per mettere a rischio Draghi sia a palazzo Chigi che al Quirinale: le divisioni della destra si stanno scaricando sulla partita. Noi comunque non voteremo mai né Casellati, né Pera. E se vanno avanti, si va sparati a elezioni anticipate». 

Non arrivano buone notizie neppure da Conte. «La preoccupazione di una crisi di governo è comune a tutti, senza Draghi a palazzo Chigi che è un elemento di equilibrio, si andrebbe a elezioni», fanno sapere fonti M5S. Conclusione: «Bisogna individuare un nome per il Quirinale alternativo». Da capire se dopo il contatto serale con Draghi la posizione del leader M5S sia rimasta la stessa. Anche perché sulla linea del no al premier non lo segue Luigi Di Maio, né una fetta dei parlamentari grillini. 

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su Il Mattino

Da settimane veniva chiesto a Mario Draghi di «prendere l’iniziativa». Di dire chiaro e tondo se aspira o meno al Quirinale. E, nel caso, offrire garanzie sulla tenuta del governo orfano del premier per scongiurare le elezioni anticipate. Ebbene, nel giorno della prima votazione per il Colle, Draghi è sceso in campo. Matteo Salvini e Giuseppe Conte però, da ciò che filtra, continuano a frenare l’ascesa dell’ex presidente della Bce al Quirinale. «State attenti, c’è molta disinformazione in giro. Non è vero che l’incontro con Salvini è andato male. La verità è che è tutto aperto, è cominciato un percorso», avverte una autorevole fonte dell’esecutivo, «la partita vera del leader leghista è sul governo che verrà...». 

Di certo è in campo anche Pier Ferdinando Casini.

Draghi ha incontrato o sentito un po’ tutti i soci di maggioranza. Prima Matteo Salvini, poi Enrico Letta, Roberto Speranza, Antonio Tajani, Giovanni Toti, infine Giuseppe Conte. Non a palazzo Chigi, ma in un luogo tenuto riservato o al cellulare. Si narra anche di una telefonata con Silvio Berlusconi, ma su questo contatto non ci sono conferme. 

E se da palazzo Chigi si risponde con una raffica di «no comment» alla richiesta di notizie sul contenuto dei colloqui, è evidente che Draghi farà ciò che i partiti e il Parlamento gli chiederanno di fare, perché non si arriva a una soluzione senza il consenso delle forze politiche. Non a caso ai vari leader Draghi ha posto domanda suonata più o meno così: “Qual è la vostra volontà, quali le vostre aspettative sul mio ruolo per il Paese?”. Comunque, avrebbe detto, non sta a lui occuparsi dei ministeri del futuro governo o definirne la coloritura politica. Sarebbe incostituzionale.

Draghi lavora d’intesa con Letta, che deve fare i conti con i malumori di Franceschini e Orlando, per andare al Quirinale. Perché, come dice il leader dem, «non si può correre il rischio di non avere né sul Colle, né a palazzo Chigi la personalità più autorevole e credibile che ha l’Italia». E perché il premier, dopo la brutta esperienza della legge di bilancio, ha capito che non c’è bisogno di lui per guidare un esecutivo che per quattordici mesi (fino alle elezioni) sarà scosso dai fremiti e dalle pulsioni elettorali dei partiti. 

Proprio da Draghi e dall’assetto del governo è partito l’atteso incontro tra Letta e Salvini celebrato alla Camera. E la partenza era stata buona. Tant’è che a sentire i due protagonisti «il dialogo si è aperto». Non solo, il dem e il leghista avevano fatto sapere (con tanto di comunicato copia & incolla) di lavorare «a delle ipotesi» per il Quirinale sulla base dell’accordo di unità nazionale e che si rivedranno oggi per portare avanti la trattativa. Più o meno ciò che poco più tardi avevano fatto filtrare Conte e il leader leghista: «Totale sintonia sulla necessità di rafforzare e intensificare il confronto per individuare un nome che unisca il Paese». E in campo, su questo schema, c’è anche Pier Ferdinando Casini ricordato come un ottimo presidente della Camera bipartisan, la cui candidatura è sostenuta da Matteo Renzi, da ampi settori di centro e di centrodestra. Oltre che, nel Pd, da Base riformista di Lorenzo Guerini ma anche dall’area che fa capo ad Andrea Orlando. 

Di certo, c’è che la trattativa su governo e sul Colle si rivela decisamente complessa e la strada per Draghi si fa un po’ più in salita. La prova: Salvini, a sera, fa sapere di essere fermo sul “no” al premier. «Vuole garanzie sui nuovi ministri, pretende il Viminale...», sibila un esponente dem. Soprattutto il capo della Lega torna ad annunciare un candidato di centrodestra, ribaltando l’intesa di massima raggiunta nel pomeriggio con Letta. Ce n’è abbastanza per far scattare l’allarme al Nazareno, dove a notte fanno filtrare la «determinazione ad andare avanti con il dialogo». Ma anche il «timore che l’avvitamento della trattativa finisca per mettere a rischio Draghi sia a palazzo Chigi che al Quirinale: le divisioni della destra si stanno scaricando sulla partita. Noi comunque non voteremo mai né Casellati, né Pera. E se vanno avanti, si va sparati a elezioni anticipate». 

Non arrivano buone notizie neppure da Conte. «La preoccupazione di una crisi di governo è comune a tutti, senza Draghi a palazzo Chigi che è un elemento di equilibrio, si andrebbe a elezioni», fanno sapere fonti M5S. Conclusione: «Bisogna individuare un nome per il Quirinale alternativo». Da capire se dopo il contatto serale con Draghi la posizione del leader M5S sia rimasta la stessa. Anche perché sulla linea del no al premier non lo segue Luigi Di Maio, né una fetta dei parlamentari grillini. 

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