Russiagate, Trump Jr: «Non ho paura di finire in galera»

NEW YORK - «Non ho paura di finire in galera». Così, senza mezzi termini e in linea con lo stile di casa, Donald Trump Jr.

In un’intervista rilasciata alla rete televisiva ABC e andata in onda nel corso del programma “Good Morning America”, il primogenito omonimo del 45esimo presidente degli Stati Uniti è apparso rilassato e addirittura sorridente in merito alle indagini del procuratore speciale Robert Mueller sul cosiddetto Russiagate.

Le maglie dell’inchiesta si stringono attorno ad un meeting che ha avuto luogo, per ammissione dei diretti interessati, alla Trump Tower di New York nel giugno 2016, ovvero alla vigilia delle ultime elezioni presidenziali. Un incontro con un avvocato legato al Cremlino su cui convergono i sospetti di una giocata sporca orchestrata ad arte e a danno di Hillary Clinton. Una potenziale violazione delle leggi federali che impediscono ai candidati americani di accettare qualsiasi tipo di donazione che provenga da fonti straniere.

«Sono sereno, ma c’è da aspettarsi davvero di tutto. Anche che inventino, che creino qualcosa. Che so, una trappola mediatica o giudiziaria».

Storce il naso di fronte ad una giustizia che reputa di parte e sottolinea ancora una volta che suo padre «non sapeva nulla di quell’appuntamento».

Aspetto di fondamentale rilevanza, considerato che in caso contrario a ritrovarsi nei guai sarebbe il più anziano e il più importante dei due Trump.

L’annotazione più interessante, però, Donald Jr. la muove in chiave squisitamente politica.

«Sono convinto che l’inchiesta sul Russiagate non arriverà mai a una conclusione. I democratici non faranno altro che utilizzarla come una sorta di asterisco permanente sulla figura di mio padre, nel tentativo di intralciare prima le imminenti elezioni di midterm e poi la corsa alla Casa Bianca del 2020».

Interessante perché, a giudicare da un quadro fumoso e ad oggi ancora spoglio di prove concrete, almeno in questo momento, è difficile dargli torto.

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