Omicidio Serena Mollicone, la perizia del Ris: «Fu uccisa nella caserma dei Carabinieri»

Svolta investigativa dopo 17 anni, sul caso dell’omicidio di Serena Mollicone, avvenuto il primo giugno del 2001. Gli esami tecnici del reparto investigazioni scientifiche dell’arma (Ris) hanno chiarito che la diciottenne venne uccisa nella caserma dei carabinieri del piccolo paesino della ciociaria.
 
La conferma è arrivata da una porta e da una caldaia, sequestrate negli uffici della caserma. Le forme e gli spigoli dei reperti sarebbero compatibili con le lesioni della vittima insieme ai frammenti di legno presenti sulla vistosa ferita che il cadavere presentava sulla testa, sono risultati gli stessi, con un margine d’ errore secondo gli investigatori definito, infinitesimale.

Questi esami, saranno presentati alla procura di Cassino, entro la metà del mese di ottobre data in cui verranno notificati gli atti di chiusura indagine a Franco Mottola, all’epoca comandante della stazione dei carabinieri dove si suppone possa essere avvenuto il delitto, a Marco ed Anna Mottola rispettivamente moglie e figlio del sottufficiale. A questi venne aggiunto tempo dopo, l’appuntato Francesco Suprano, oggi in servizio nella provincia di Rieti ed un altro militare presente in caserma il giorno in cui Serena entrò in quegli uffici.

Secondo i pubblici ministeri, che si occupano del caso, in questo panorama a tinte fosche, si collocherebbe anche il suicidio avvenuto nel 2008 del brigadiere Santino Tuzzi, anche quest’ ultima faceva parte dei militari di servizio alla caserma, in giorno in cui scomparve la Mollicone prima di essere ritrovata cadavere, con la testa avvolta in un sacchetto di plastica nel bosco dell’Anitrella. Prima si togliersi la vita sparandosi alla testa, era stato sottoposto ad un interrogatorio .

Soddisfatto anche Guglielmo, padre della vittima, che non si è dato per vinto in tutti questi anni opponendosi a tutte le archiviazioni ed è colui che ha fatto riaprire e riscrivere il misterioso omicidio. «Finalmente si profila all’ orizzonte uno squarcio di giustizia- ha commentato in lacrime l’uomo – in tutti questi anni avevo quasi perso le speranze. La strada è ancora lunga, ci sono degli indagati. Forse chi ha portato via per sempre mia figlia ha un nome ed un volto».

Depistaggi, false piste, misteri e gialli che acuivano ancora di più, una vicenda così nebulosa, che ha visto anche un uomo patire il carcere da innocente. Venne ingiustamente accusato dell’omicidio un carrozziere 38 enne di Arce, Carmine Belli. Nel 2003 la polizia lo arrestò con l’accusa di omicidio volontario. Dopo tre gradi di giudizio, venne riconosciuto innocente. In una recente intervista ha dichiarato: «Non ho mai conosciuto Serena, se non per averla vista in foto quando tutto il paese si mobilitò per ritrovarla – disse il carrozziere – quando la ragazza scomparve mi recai dai carabinieri di Arce, per segnalare che forse l’avevo vista camminare lungo il ciglio di una strada. Da quel momento la mia vita si trasformò in un inferno. Entrai nella caserma sbagliata. Proprio in quella dove la ragazza forse trovò la morte». Nei prossimi giorni, agli indagati verranno notificati gli atti con le risultanze degli esami del Ris, con cui la procura formulerà i capi d’ imputazione per ciascuno degli indagati per il rinvio a giudizio.

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