Spagna, il governo Sanchez perde colpi: seconda ministra dimissionaria in 100 giorni

MADRID - «Ieri è stato un giorno complicato sul piano personale, perché ho perduto un’amica come ministra, che stava facendo uno lavoro straordinario». È la confessione del premier socialista Pedro Sanchez stamani in Parlamento nella seduta di controllo al governo. Al giro di boa dei 100 giorni alla Moncloa, Sanchez accusa il colpo delle dimissioni della titolare di Sanità, Carmen Monton, costretta a gettare la spugna, dopo che anche la tesi del master pieno di irregolarità - con voti e presenze manipolati - fatto sette anni fa all’Istituto di Diritto Pubblico dell’Università statale Juan Carlos I di Madrid, è risultata per metà plagiata. Dopo tre giorni sotto pressione e tre ore dopo che il premier le aveva rinnovato pubblicamente la fiducia – «Sta facendo un grande lavoro e continuerà a farlo» – la Monton ha annunciato ieri a tarda sera che lascia il dicastero, per non pregiudicare l’esecutivo.

Artefice del ripristino della sanità universale anche per gli immigrati clandestini, la ministra è il secondo integrante dell’esecutivo a rinunciare all’incarico, dopo Maxim Huerta, ministro di cultura durato in carica una settimana e dimissionato a causa di una condanna per evasione fiscale. Ma, a differenza del giornalista, un outsider della politica, Carmen Monton rientrava circolo magico di Sanchez, fedele anche nella lunga traversata nel deserto di Pedro el guapo per arrivare alla presidenza del governo.

Nel Psoe parlano di “igiene democratica”, anche se le dimissioni aprono un nuovo fianco debole nell’esecutivo minoritario con 84 seggi. Ma celebrano il danno collaterale, che mette allo stretto il neo-presidente del Partido Popular, Pablo Casado, accusato di aver ottenuto una maestria fasulla nello stesso Istituto di Diritto Pubblico dell’ateneo, la fabbrica di titoli falsi per l’élite politica chiusa dalla magistratura e al centro di un’inchiesta penale, in cui è coinvolta l’ex governatrice di Madrid, Cristina Cifuentes, costretta a suo tempo alle dimissioni. Un passo indietro che, invece, Casado, dopo la ‘purga’ nel Comitato esecutivo del partito - con le rinunce successive della numero 2 Dolores de Cospedal e dell’ex vicepremier Soray Sanz de Santamaria, che hanno lasciato la politica e posto fine alla lunga stagione del ‘marianismo’ dell’ex leader Mariano Rajoy - ha di nuovo escluso oggi. 

Con la sostituzione lampo della ministra, Sanchez considera chiuso un capitolo increscioso. «Noi assumiamo le nostre responsabilità politiche. La signora Monton ha scelto la strada dell’esemplarità e ha assunto le responsabilità politiche che altri fanno fatica a intraprendere», ha detto oggi in aula, con un affondo al leader dei Popolari. Il Psoe è passato al contrattacco, esigendo le dimissioni di Casado, tuttora in attesa che il Tribunale Supremo si pronunci sul suo eventuale rinvio a giudizio per corruzione impropria. E Pablo Iglesias, il leader di Podemos, ha avvertito che «ora la palla è nel campo di Pablo Casado», reclamandogli di mostrare i lavori relativi al master per certificarne la regolarità.

Il Pp per ora continua a fare quadrato intorno al presidente del nuovo corso, eletto per la prima volta nella storia del partito alle primarie. Ma lo scandalo che negli ultimi mesi, grazie alle inchieste giornalistiche ha fatto emergere il sistema di corruzione e favoritismi che da anni ruotava intorno all’Istituto di Diritto Pubblico dell’ateneo madrileño, minaccia di mietere molte altre vittime politiche. Con un'opinione pubblica decisa a imporre la tolleranza zero dopo decenni di corrutele. L'università Juan Carlos I si è rivelata un nido di clientelismi, non solo per il presunto trattamento di favore ai politici rampanti, ma perchè dalla sua fondazione, nel 1996 - oggi conta 45mila iscritti e 1500 professori - ha funzionato in pratica come agenzia di collocamento per docenti e personale amministrativo fra i quali si annoverano mogli, figli, fratelli, nipoti e cugini di esponenti di primo piano ed ex ministri del Partido Popular. 

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