Terza dose, Moderna o Pfizer? La differenza, i tempi e come fa chi è vaccinato con AstraZeneca

La campagna anti-Covid è giunta alla terza dose ma non per tutti: cambiano tempi di attesa e patologie. Le prenotazioni sono partite, la terza inoculazione del vaccino è ormai una realtà. Ma per le categorie interessate, in questa prima fase, sono ancora tanti i dubbi che si riferiscono alle diverse tipologie di vaccino somministrato per le prime due dosi.

Per il momento la terza somministrazione si fa con il vaccino a m-RNA, indifferentemente tra Moderna e Pfizer, vale anche per chi ha fatto il ciclo vaccinale con due dosi di Astrazeneca: secondo gli studi effettuati, la copertura risulta migliore cambiando tipologia di vaccino. Per il momento la disponibilità maggiore riguarda Pfizer e si sta procedendo con le dosi in questo senso. Si prenota tramite i medici di famiglia, le farmacie e i punti di somministrazione attraverso la piattaforma di prenotazione.

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Due percorsi diversi: a 28 giorni o a 6 mesi

Non è tecnicamente corretto parlare di terza dose. In questa fase, a distanza di un anno dalla seconda ondata che mandò in tilt il tracciamento dei contagi, si tratta infatti di due interventi diversi: per alcuni si tratta di dose addizionale, per molti altri di un vero e proprio richiamo.

Dose addizionale

La dose addizionale interezza i pazienti immunodepressi, come ad esempio i malati oncologici. Per loro è possibile ottenere la terza somministrazione già a partire dal 29esimo giorno dopo la seconda dose. È sufficiente infatti attendere un lasso di tempo di 28 giorni. Quindi tutti coloro che, in quanto immunodepressi e quindi fragili, si sono vaccinati all'inizio della scorsa primavera è possibile procedere subito. Lo stesso vale per chi invece si è vaccinato da poco: se sono trascorse 4 settimane può prenotare la terza dose. In base a quanto comunicato con la circolare prot. n° 41416 del 14/09/2021, è possibile utilizzare come dose addizionale “uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia, Comirnaty di BioNTech/Pfizer e Spikevax di Moderna”. Vale per tutti i pazienti dai 12 anni in su.

Dose “booster”

La dose booster rappresenta invece un vero e proprio richiamo: viene effettuata dopo sei mesi dalla seconda dose o comunque dalla fine del primo ciclo vaccinale. Ema ha autorizzato infatti la somministrazione di Comirnaty di BioNTech/Pfizer come richiamo di un ciclo vaccinale primario. Per ora interessa progressivamente gli over 80, il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani; il personale sanitario e gli operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, secondo le attuali indicazioni; le persone con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti di età uguale o maggiore di 18 anni e, per il momento in ultima posizione, gli over 60.

Torna l'influenza, ci si può vaccinare insieme alla terza dose

«Per tutte le altre categorie e fasce di età – spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università di Milano e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano – bisognerà capire come andrà la stagione autunnale. Non è detto che la terza dose sarà necessaria per tutti, osserveremo i contagi nelle prossime settimane. Per ora è importante mettere al riparo le categorie più a rischio. Lo stesso vale per l'influenza stagionale: lo scorso anno non ha dato problemi, grazie alle misure di prevenzione anti-covid ora con le aperture tornerà anche l'influenza stagionale. Quindi il consiglio, ora, è di non sottovalutarne gli effetti: è possibile vaccinarsi contro l'influenza anche insieme alla terza dose del vaccino anti-Covid».

 

 

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