Ucraina, la guerra ha stancato la rete: reazioni social crollate da 28 a 1,6%

l'emotività digitale non muta la propria natura nonostante il conflitto

La guerra ha stancato la rete: reazioni social crollate da 28 a 1,6%
Il 24 febbraio di due anni fa le truppe russe iniziavano l’offensiva contro l’Ucraina e, come mai prima di allora era accaduto con altri conflitti, il racconto della...

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Il 24 febbraio di due anni fa le truppe russe iniziavano l’offensiva contro l’Ucraina e, come mai prima di allora era accaduto con altri conflitti, il racconto della guerra sul campo si è trasferito immediatamente sulle piattaforme social e online. I protagonisti politici, da una parte e dall’altra, così come le migliaia di vittime innocenti e di rifugiati ucraini hanno trovato nell’info-sfera digitale una nuova dimensione di ascolto che ha dato alle loro storie una audience globale. Questa, a sua volta, è diventata una vera e propria strategia bellica, tant’è che riuscire ad avere dalla propria parte la pressione dell’opinione pubblica digitale, come è riuscito a fare il presidente ucraino Zelensky, significa incidere anche sui tempi e forse sulle sorti del conflitto.

Solo che l’emotività digitale, anche di fronte alla tragedia immane di una guerra con il suo carico di morte e distruzione, non muta la propria natura: questa infatti cresce e si diffonde velocemente, ma con altrettanta rapidità l’attenzione digitale degrada in una assuefazione anonima. È accaduto in Ucraina, nonostante gli sforzi del presidente Zelensky di utilizzare la reputazione costruita in questi due anni sui social per vincere la sfida contro Putin, sta succedendo in queste settimane con il conflitto in medio-oriente. La leva dell’indignazione morale è stata determinante per calamitare una fetta consistente dell’attenzione online degli italiani, che nei primi mesi di guerra si sono catapultati in rete e sui social per soddisfare la loro sete di informazioni e per manifestare con un like, un commento o scegliendo di seguire l’account Instagram di Zelensky la loro solidarietà a favore del popolo ucraino.

È sufficiente citare qui alcuni dati per comprendere la forza attrattiva dell’emotività digitale. Le discussioni digitali che avevano al proprio interno la parola Ucraina sono passate da una media di 800 mila menzioni tra febbraio e marzo 2022 a poco più di 200 mila l’anno successivo per poi crollare in questo inizio anno a circa 50 mila. È evidente che questo calo, tanto vertiginoso quanto veloce, di attenzione è associato a quella fase di assuefazione, anche rispetto agli eventi più drammatici della nostra vita, che subentra dopo quella dell’indignazione.

A supporto della dimensione routinaria, quale caratteristica peculiare del nostro modo di stare e vivere online, o per dirla con la fortunata definizione coniata dal filosofo Luciano Floridi, onlife, prendiamo altri dati. In particolare, se osserviamo le percentuali di coinvolgimento dei follower degli account Instagram e X, ex Twitter, del presidente ucraino Zelensky possiamo riscontrare la stessa dinamica già osservata per le menzioni digitali. Nei mesi iniziali del conflitto, il tasso di engagement, che registra quanto interesse ottenga dai follower i post pubblicati sulla bacheca, dell’account X era dell’8%, mentre quello su Instagram era addirittura del 28%.

Dopo un anno, la percentuale di coinvolgimento di X era precipitata all’1,3% e dopo due siamo allo 0,90%, mentre quella su Instagram il salto all’indietro è stato superiore ai venti punti percentuali: si è passati infatti al 5,9% a febbraio del 2023 e a un misero 1,6% di quest’anno. La stessa stanchezza, per completare il quadro probatorio, è stata registrata parimenti anche nella crescita dei follower, oramai ferma da tempo o addirittura in perdita come nel caso dell’account Instagram passato da 17.115.518 a marzo dell’anno scorso a 16.334.497 a febbraio 2024.

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Il Mattino