La rotta delle armi a Kiev, blindati nascosti sotto i teli

Continua senza soste il flusso di aiuti militari offerti all'Ucraina da 31 nazioni, tutte quelle della Nato più l'Australia, ma mentre i primi lotti di armamenti...

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Continua senza soste il flusso di aiuti militari offerti all'Ucraina da 31 nazioni, tutte quelle della Nato più l'Australia, ma mentre i primi lotti di armamenti concernevano soprattutto missili antiaerei e anticarro portatili e quindi facilmente occultabili, da oltre un mese i rifornimenti includono mezzi e armi pesanti ben più visibili.

Benché Kiev non diffonda informazioni circa le perdite subite in quasi tre mesi di guerra, la reiterata e disperata richiesta agli alleati occidentali di equipaggiamenti di ogni tipo rivela che ormai gli interi arsenali ucraini sono stati distrutti o catturati dai russi in battaglia oppure colpiti nelle retrovie dai missili balistici e da crociera lanciati da rampe terrestri, aerei e navi russi.

Oltre a cannoni, mezzi cingolati da combattimento, veicoli blindati e tante munizioni e carburante, gli ucraini hanno la massima necessità di radar, protezioni individuali (giubbotti ed elmetti) e persino di razioni di viveri. Occultare questi rifornimenti, peraltro forniti in quantità crescenti, è sempre più difficile per la Nato. Carri armati, pezzi d'artiglieria e mezzi blindati o cingolati sono facilmente rilevabili dalla ricognizione aerea e satellitare russa che colpisce ogni notte basi, depositi e infrastrutture militari in cui vengono concentrati gli aiuti militari occidentali il cui invio in prima linea è reso sempre più arduo dalla sistematica distruzione dei ponti e delle linee ferroviarie ucraine.

Le vie di accesso dei rifornimenti militari sono concentrate attraverso i confini polacchi e slovacchi poiché Romania, Bulgaria e Ungheria si sono finora rifiutate di fornire armi a Kiev limitando gli aiuti a quelli umanitari o militari non letali, negando a quanto sembra il transito a mezzi e armi alleate dirette in Ucraina.

Attraverso i confini slovacchi sono transitate su strada e ferrovia le armi cedute a Kiev dalle forze armate di Praga e Bratislava che hanno incluso per i cechi circa 200 semoventi d'artiglieria, lanciarazzi campali, veicoli da combattimento e carri armati e per gli slovacchi due sistemi di difesa aerea S-300, munizioni e carburante. Bratislava valuta di cedere carri armati T-72 e cingolati negoziando con la Germania la loro sostituzione con tank Leopard 2 con un accordo simile a quello già raggiunto tra Praga e Berlino.

Anche parte delle ampie forniture militari tedesche entrano in Ucraina dal confine slovacco benché molti degli aiuti militari occidentali confluiscano direttamente in Polonia, forse il paese più spregiudicato nel sostenere apertamente la causa ucraina e le operazioni contro la Russia. Le forniture polacche includono infatti 300 missili antiaerei e 250 semoventi e carri, droni e molte tonnellate di munizioni e carburante ma il supporto di Varsavia a Kiev ha un valore soprattutto logistico. L'aeroporto di RzeszówJasionka è diventato infatti l'hub più importante per i voli cargo effettuati dagli aerei da velivoli da trasporto militare statunitensi C-17, europei A-400M e C-.130 e dai giganteschi Antonov 124 ucraini che fanno la spola con le nazioni che mettono a disposizione armi e mezzi.

Si tratta di velivoli quadrireattori capaci di imbarcare fino a 150 tonnellate di carico in servizio con l'aeronautica di Mosca e in due compagnie: la russa Volga-Dnepr e l'ucraina Antonov Airlines. Sempre in Polonia è attivo presso la base navale di Danzica un hub marittimo per lo sbarco di mezzi pesanti e armi che giungono da Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. Una volta confluiti in Polonia molti equipaggiamenti vengono utilizzati per addestrare in territorio polacco (o nelle vicine repubbliche baltiche) il personale militare ucraino destinati poi a utilizzarli.

Nonostante Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano stanziato somme rilevanti per recuperare armamenti di tipo russo-sovietico da fornire a Kiev, l'esercito ucraino sta ricevendo moltissimo equipaggiamento di tipo occidentale che non ha mai utilizzato in precedenza: oltre 220 obici semoventi e trainati da 155 mm, 50 semoventi antiaerei tedeschi Gepard, 360 cingolati M113, un centinaio di blindati solo per citare gli armamenti più pesanti di costruzione americana o europea che richiedono un preventivo anche se rapido addestramento delle truppe ucraine.

Quasi tutte le nazioni hanno ufficializzato il tipo di armamenti inviati: l'Italia mantiene segreta la lista di armi e mezzi, la Francia e la Spagna l'hanno resa nota solo in parte come la Finlandia ma in realtà quasi tutte le tipologie di forniture sono venute a galla o per effetto delle inchieste dei media o perché le armi sono cadute in mano ai russi e alle milizie filo-russe del Donbass che hanno dato ampia visibilità alle prede belliche.

L'aspetto più complesso nell'operazione tesa a rifornire gli arsenali di Kiev è rappresentato dall'attraversamento del confine ucraino di armamenti e mezzi di dimensioni tali da rendere difficile occultarli su treni ma anche su autocarri civili con rimorchio il cui carico viene coperto da teloni per celarne il contenuto. Per trasferire i lanciamissili portatili in Ucraina sembra siano stati impiegati furgoni civili così come oggi per carri armati e cannoni si utilizzano camion e treni cercando poi di nasconderli in garage o depositi sotterranei anche presso strutture civili. I russi, che in Ucraina sembrano disporre di un efficiente servizio di intelligence, hanno più volte dichiarato di aver colpito nei raid missilistici notturni centri commerciali utilizzati dalle forze ucraine per ammassarvi armi, munizioni e mezzi forniti dagli alleati occidentali.

L'impiego di mezzi e infrastrutture civili da un lato le espone ai raid russi poiché divenuti obiettivi militari legittimi ma dall'altro consente alla propaganda di Kiev di denunciare come crimini i bombardamenti del nemico su obiettivi civili.

Il successo nella sfida intorno alle forniture militari occidentali all'Ucraina dipende quindi da diverse variabili: la quantità di armi messe a disposizione, la velocità con cui vengono fornite, la rapidità con cui è possibile addestrare gli ucraini a impiegarle, la capacità di metterle al riparo dai raid russi e la possibilità di farle affluire al fronte del Donbass dove le truppe ucraine perdono ogni giorno terreno sotto l'incalzare dell'offensiva russa.

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su Il Mattino

Continua senza soste il flusso di aiuti militari offerti all'Ucraina da 31 nazioni, tutte quelle della Nato più l'Australia, ma mentre i primi lotti di armamenti concernevano soprattutto missili antiaerei e anticarro portatili e quindi facilmente occultabili, da oltre un mese i rifornimenti includono mezzi e armi pesanti ben più visibili.

Benché Kiev non diffonda informazioni circa le perdite subite in quasi tre mesi di guerra, la reiterata e disperata richiesta agli alleati occidentali di equipaggiamenti di ogni tipo rivela che ormai gli interi arsenali ucraini sono stati distrutti o catturati dai russi in battaglia oppure colpiti nelle retrovie dai missili balistici e da crociera lanciati da rampe terrestri, aerei e navi russi.

Oltre a cannoni, mezzi cingolati da combattimento, veicoli blindati e tante munizioni e carburante, gli ucraini hanno la massima necessità di radar, protezioni individuali (giubbotti ed elmetti) e persino di razioni di viveri. Occultare questi rifornimenti, peraltro forniti in quantità crescenti, è sempre più difficile per la Nato. Carri armati, pezzi d'artiglieria e mezzi blindati o cingolati sono facilmente rilevabili dalla ricognizione aerea e satellitare russa che colpisce ogni notte basi, depositi e infrastrutture militari in cui vengono concentrati gli aiuti militari occidentali il cui invio in prima linea è reso sempre più arduo dalla sistematica distruzione dei ponti e delle linee ferroviarie ucraine.

Le vie di accesso dei rifornimenti militari sono concentrate attraverso i confini polacchi e slovacchi poiché Romania, Bulgaria e Ungheria si sono finora rifiutate di fornire armi a Kiev limitando gli aiuti a quelli umanitari o militari non letali, negando a quanto sembra il transito a mezzi e armi alleate dirette in Ucraina.

Attraverso i confini slovacchi sono transitate su strada e ferrovia le armi cedute a Kiev dalle forze armate di Praga e Bratislava che hanno incluso per i cechi circa 200 semoventi d'artiglieria, lanciarazzi campali, veicoli da combattimento e carri armati e per gli slovacchi due sistemi di difesa aerea S-300, munizioni e carburante. Bratislava valuta di cedere carri armati T-72 e cingolati negoziando con la Germania la loro sostituzione con tank Leopard 2 con un accordo simile a quello già raggiunto tra Praga e Berlino.

Anche parte delle ampie forniture militari tedesche entrano in Ucraina dal confine slovacco benché molti degli aiuti militari occidentali confluiscano direttamente in Polonia, forse il paese più spregiudicato nel sostenere apertamente la causa ucraina e le operazioni contro la Russia. Le forniture polacche includono infatti 300 missili antiaerei e 250 semoventi e carri, droni e molte tonnellate di munizioni e carburante ma il supporto di Varsavia a Kiev ha un valore soprattutto logistico. L'aeroporto di RzeszówJasionka è diventato infatti l'hub più importante per i voli cargo effettuati dagli aerei da velivoli da trasporto militare statunitensi C-17, europei A-400M e C-.130 e dai giganteschi Antonov 124 ucraini che fanno la spola con le nazioni che mettono a disposizione armi e mezzi.

Si tratta di velivoli quadrireattori capaci di imbarcare fino a 150 tonnellate di carico in servizio con l'aeronautica di Mosca e in due compagnie: la russa Volga-Dnepr e l'ucraina Antonov Airlines. Sempre in Polonia è attivo presso la base navale di Danzica un hub marittimo per lo sbarco di mezzi pesanti e armi che giungono da Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. Una volta confluiti in Polonia molti equipaggiamenti vengono utilizzati per addestrare in territorio polacco (o nelle vicine repubbliche baltiche) il personale militare ucraino destinati poi a utilizzarli.

Nonostante Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano stanziato somme rilevanti per recuperare armamenti di tipo russo-sovietico da fornire a Kiev, l'esercito ucraino sta ricevendo moltissimo equipaggiamento di tipo occidentale che non ha mai utilizzato in precedenza: oltre 220 obici semoventi e trainati da 155 mm, 50 semoventi antiaerei tedeschi Gepard, 360 cingolati M113, un centinaio di blindati solo per citare gli armamenti più pesanti di costruzione americana o europea che richiedono un preventivo anche se rapido addestramento delle truppe ucraine.

Quasi tutte le nazioni hanno ufficializzato il tipo di armamenti inviati: l'Italia mantiene segreta la lista di armi e mezzi, la Francia e la Spagna l'hanno resa nota solo in parte come la Finlandia ma in realtà quasi tutte le tipologie di forniture sono venute a galla o per effetto delle inchieste dei media o perché le armi sono cadute in mano ai russi e alle milizie filo-russe del Donbass che hanno dato ampia visibilità alle prede belliche.

L'aspetto più complesso nell'operazione tesa a rifornire gli arsenali di Kiev è rappresentato dall'attraversamento del confine ucraino di armamenti e mezzi di dimensioni tali da rendere difficile occultarli su treni ma anche su autocarri civili con rimorchio il cui carico viene coperto da teloni per celarne il contenuto. Per trasferire i lanciamissili portatili in Ucraina sembra siano stati impiegati furgoni civili così come oggi per carri armati e cannoni si utilizzano camion e treni cercando poi di nasconderli in garage o depositi sotterranei anche presso strutture civili. I russi, che in Ucraina sembrano disporre di un efficiente servizio di intelligence, hanno più volte dichiarato di aver colpito nei raid missilistici notturni centri commerciali utilizzati dalle forze ucraine per ammassarvi armi, munizioni e mezzi forniti dagli alleati occidentali.

L'impiego di mezzi e infrastrutture civili da un lato le espone ai raid russi poiché divenuti obiettivi militari legittimi ma dall'altro consente alla propaganda di Kiev di denunciare come crimini i bombardamenti del nemico su obiettivi civili.

Il successo nella sfida intorno alle forniture militari occidentali all'Ucraina dipende quindi da diverse variabili: la quantità di armi messe a disposizione, la velocità con cui vengono fornite, la rapidità con cui è possibile addestrare gli ucraini a impiegarle, la capacità di metterle al riparo dai raid russi e la possibilità di farle affluire al fronte del Donbass dove le truppe ucraine perdono ogni giorno terreno sotto l'incalzare dell'offensiva russa.

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