Vaccino Pfizer in ritardo: tagli alle Regioni per altre tre settimane. Zaia: lo produciamo noi

Ritardi, slittamenti, compensazioni e Regioni che pensano di andare per conto loro. A meno di un mese dall’avvio del piano vaccinale italiano, il bilancio – quantomeno...

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Ritardi, slittamenti, compensazioni e Regioni che pensano di andare per conto loro. A meno di un mese dall’avvio del piano vaccinale italiano, il bilancio – quantomeno a livello organizzativo – non è dei più rosei. Se le dosi somministrate hanno ormai superato abbondantemente il milione e già quasi 20 mila persone hanno ricevuto anche il richiamo, ora le vaccinazioni hanno rallentato e hanno fatto slittare l’inizio delle inoculazioni agli over80.

Anche la prossima settimana infatti, le consegne di Pfizer-BioNTech «saranno il 20% in meno di quelle previste». Ad annunciarlo in conferenza stampa ieri è stato il commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, aggiungendo che per questo «Abbiamo già dovuto ridurre di quasi due terzi le dosi di vaccino somministrate».  

Non solo. A peggiorare la situazione, c’è anche il fatto che l’azienda farmaceutica ha già comunicato alle Regioni che, nonostante gli annunci, non potrà integrare le dosi mancanti e che anzi i ritardi si protrarranno per le prime 2 settimane di febbraio. Il tutto proprio mentre la Ue ieri annunciava che «dalla prossima settimana le consegne riprenderanno secondo i piani». Per il portavoce della Commissione Ue, Stefan de Keersmaecker infatti: «Dalla prossima settimana torneremo al 100% delle consegne».  

È evidente però come, quantomeno per le Regioni italiane, non sia affatto così. Tant’è che ieri anche il governatore campano Vincenzo De Luca ha attaccato: «Abbiamo ricevuto nella serata di ieri la comunicazione che la fornitura di vaccini prevista per la Campania il giorno 25 gennaio è stata dimezzata. Già i ritardi dei giorni scorsi hanno prodotto una forte diminuzione nelle vaccinazioni. Questa ulteriore riduzione di consegne rischia di bloccare del tutto le somministrazioni, determinando una situazione grave e inaccettabile».

Ma i ritardi sono diffusi e coinvolgono tutti. Il Lazio ha praticamente sospeso la somministrazione delle prime dosi, e lo stesso ha fatto la Toscana fino a data da destinarsi. Una paralisi totale o quasi annunciata ieri anche da Friuli, Lombardia, Puglia e Valle d’Aosta. Per loro, ma anche per molte altre che stanno rifacendo i conti in queste ore, la perequazione di cui si occuperà il commissario Arcuri non sarà sufficiente. La sottrazione prima del 29% e poi del 20% operata da Pfizer oltre che inattesa (l’azienda si è trincerata dietro a degli interventi di manutenzione) è stata anche differenziata. Ovvero alcune Regioni hanno ricevuto il 100% delle dosi e altre, come Emilia-Romagna o Friuli Venezia Giulia, più del 60% in meno. Uno squilibrio che la struttura commissariale assorbirà dalla prossima settimana distribuendo le fiale in arrivo in modo che ogni territorio abbia “appena” il 30% in meno. 

Solidarietà sacrosanta che però, in tutta evidenza, non può supplire a lungo alle carenze dell’azienda farmaceutica contro cui Arcuri ha rimarcato «l’Avvocatura dello Stato sta istruendo un dossier». Il piano vaccinale rischia di andare in pezzi prima che il vaccino di AstraZeneca-Oxford diventi disponibile in maniera massiccia dopo l’approvazione dell’Ema. Così c’è già chi prova a mettersi in proprio. Ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia nella consueta conferenza stampa di aggiornamento ha spiegato: «Ci sono imprenditori veneti che sono disponibili alla produzione di vaccini, tramite accordi con Pfizer o altre aziende produttrici». In pratica alcune aziende locali, che peraltro hanno già accordi con Pfizer per altri farmaci, metterebbero a disposizione gli stabilimenti (con il supporto finanziario della Regione) per ottimizzare costi e produzione. Un discorso che peraltro sarebbe già stato avviato da un’azienda padovana e il colosso farmaceutico.  

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