Vaccino, dopo sei mesi si abbassa la protezione: perché serve la terza dose

Quanto dura la protezione dei vaccini? Secondo gli ultimi studi scientifici, condotti in Italia e all’estero, il profilo di efficacia dopo un boom iniziale dopo la seconda dose scende e si mantiene entro limiti sufficienti per circa sei mesi. Dopo la prima iniezione la protezione è ancora debole, posta appena un gradino più su di quella naturale ma una settimana dopo il richiamo (seconda dose) la sicurezza sale rapidamente in alto al livello massimo di blindatura delle cellule bersaglio del virus. Le porte di ingresso del virus nel nostro organismo vengono immediatamente chiuse, naso, bocca, gola e occhi e mucose, risultano sbarrate, presidiate da milioni di anticorpi che si attaccano al virus e lo paralizzano.

Quanto dura questa blindatura massima? Non molto, circa 30 giorni: già in una settimana scende da un valore 30 mila (unità di anticorpi per frazione di sangue) a 10 mila. Attenzione, poi si assesta lentamente sempre sopra la soglia di efficacia. Ma quando le protezioni scendono sotto le 500 unità di anticorpi (il valore può variare in base alle scale utilizzate) bisogna fare più attenzione. In questa fase e fino a un anno il calo è molto più lento. 

Le difese sono affidate a una seconda linea difensiva che agisce sulle retrovie ancorata alla memoria delle cellule che sono state addestrate, dal vaccino, a riconoscere i connotati del nemico, il virus appunto. Questa linea di difesa continua a lavorare nell’ombra ma costantemente per sbarrare il passo al virus ma nel caso di un contatto ravvicinato ci mette più tempo per intervenire. In questa fase sono dunque possibili i contagi anche nei vaccinati ma saranno quasi sempre asintomatici, oppure simili a un raffreddore o a un’influenza senza mai approdare (tranne rari casi in cui il vaccino non ha proprio avuto effetto) a una malattia severa. Questa protezione secondaria è stabile e si protrae ancora per mesi, si stima che possa andare avanti circa un anno. Ancora non c’è certezza sui tempi perché in molti Paesi, compresa l’Italia, è trascorso meno dall’inizio della campagna vaccinale ma le esperienze dei paesi asiatici, in particolare quelli che hanno condotto campagne vaccinali a tappeto sono di aiuto. 

Sappiamo ad esempio che a Singapore, sebbene siano state somministrate tante dosi di vaccino, dopo un anno di stasi e di contagi quasi a zero, la pandemia sta ripartendo. La copertura all’80 per cento della popolazione non sembra dunque sufficiente per un virus respiratorio a Rna come Sars-Cov-2 che si diffonde non solo con le goccioline di saliva trasmesse a meno di un metro ma anche per aerosol che “galleggia” nell’aria. Questo significa che le mascherine restano indispensabili al chiuso anche se si è distanti e così l’arieggiamento dei locali. Ma il nocciolo della questione è che è necessario continuare con le vaccinazioni e le terze dosi per sostenere adeguati livelli di immunità soprattutto a fronte di una predominanza di variante Delta a maggiore capacità infettiva. Gli studi sono mirati anche a utilizzare un aiutante del vaccino, come si usa in quello contro l’epatite B, in grado di stabilizzare nel tempo il livello di protezione immediata. Su queste basi tuttavia si ragione a livello ministeriale sulla opportunità di estendere le terze dosi, da gennaio, a tutta la popolazione vaccinabile.

Siamo alla vigilia di un inverno che vede crescere lentamente i casi di infezione con ma in cui siamo lontani mille miglia del profilo drammatico che la pandemia assunse un anno fa con ospedali in ginocchio e la file di ambulanza davanti ai Covid center. Ma le riaperture, la vita al chiuso, il calo di tensione sulle mascherine insieme al calo dell’immunità, possono riportare in alto la curva dei casi. Gli studi scientifici su questo fronte sono febbrili. Come per qualunque tipo di vaccino l’efficacia di quelli anti-Covid-19 non raggiunge il 100 per cento e si riduce progressivamente nel corso dei mesi (anche nei guariti sebbene più lentamente). La protezione dall’infezione in Italia è scesa dall’88,5% (4 aprile-11 luglio) al 77,2% (4 aprile-26 settembre), per poi risalire al 77,8% (4 aprile-10 ottobre). In generale, l’efficacia vaccinale si conferma molto elevata, entro 6-9 mesi dalla seconda dose nel ridurre i decessi (94,3%) e le forme severe di malattia. il trend è in lieve riduzione per ospedalizzazioni (-2,5%), ricoveri in terapia intensiva (-2,2%) e decessi (-2,9%).

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