Il Mezzogiorno penalizzato dagli accordi dell’Unione Europea con il Canada e la Cina? Più che una scelta è una fotografia di una debolezza cronica dei consorzi...
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«La scelta è opinabile - spiega il direttore del Consorzio Sannio Vini Nicola Matarazzo, l’unico veramente a pieno regime - perché nella trattativa non siamo riusciti ad avere un peso maggiore. Voglio pensare però che sia uno spiraglio aperto per tutti». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Consorzio della Pasta di Gragnano Giuseppe Di Martino, l’unico in Italia, escluso dalla lista nonostante la pasta sia un alimento che parla italiano nel mondo sia per qualità che per quantità: «Quando sono venuto a conoscenza della lista mi sono attivato subito - spiega - rivolgendomi al ministero, mi hanno spiegato che le liste sono state fatte nel 2009, quando molte della dop e delle igp attuali ancora non esistevano, la chiusura su cosa si doveva negoziare in realtà è stata fatta nel 2014, un anno dopo il riconoscimento della nostra igp. In futuro potranno essere modificate le liste dopo la ratifica dell’accordo su richiesta dei consorzi».
In ogni caso Giuseppe Di Martino è ottimista: «Voglio considerare questo accordo un primo passo, una apertura e non una chiusura. Avere delle regole in comune con il Canada, e soprattutto con la Cina, significa finalmente aver potuto aprire un dialogo nel quale ci possiamo inserire. Certo, arriviamo tardi rispetto a molti altri, ma ci siamo e i numeri Ismea sulla produzione agroalimentare del Sud nel 2015 parlano molto chiaro. Siamo in forte crescita».
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