Il dono di nozze spunta dalla soffitta: è un disegno inedito del giovane Fellini

Il dono di nozze spunta dalla soffitta: è un disegno inedito del giovane Fellini
Un regalo di matrimonio, di quelli riposti in soffitta, dimenticati in uno scatolone e scampati alle grandi pulizie solo per la voglia di conservare il ricordo di una persona cara...

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Un regalo di matrimonio, di quelli riposti in soffitta, dimenticati in uno scatolone e scampati alle grandi pulizie solo per la voglia di conservare il ricordo di una persona cara che non c’è più. Perché a Luigi C. quella caricatura l’aveva regalata nel 1990, il vecchio zio di cui porta il nome. Zio Luigi gliel’aveva donata con amore, lo stesso con cui l’aveva conservata fin dal 1937. L’intuito del giovane insegnante era allora prevalso sulla ragione. L’estroso alunno del liceo classico Giulio Cesare di Rimini che lo aveva ritratto era stato convincente: «Professore, non la butti. Un giorno sarò grande». E aveva ragione. Quell’allievo non proprio modello si chiamava Federico Fellini. Lo spigoloso volto di zio Luigi è raffigurato di profilo. Una caricatura originale eseguita a pastello su un foglio di carta Bristol dalle modeste dimensioni, 25x35 centimetri. Un bozzetto eseguito da un Fellini appena 17enne. Del resto, quello che sarebbe diventato il regista de La dolce Vita ritraeva spesso, per gioco, compagni e insegnanti del liceo realizzando perlopiù vignette e caricature. 


«Mio zio Luigi – racconta il nipote – aveva frequentato e si era diplomato presso la Scuola della Farnesina, meglio conosciuta come Scuola fascista di educazione fisica. Il suo primo incarico di professore di ginnastica fu a Rimini, al liceo ginnasio Giulio Cesare». E fu proprio lì che ebbe il giovane Fellini tra i suoi allievi. «Era l’inverno del 1937 – racconta Luigi jr - e dovendo entrare alla seconda ora, mio zio si concesse una passeggiata sul lungomare, in quel periodo desolato. Camminando, notò accovacciato sul tavolino di un bar un ragazzo: Federico Fellini». L’intento del professore era quello di «prenderlo per la collottola e trascinarlo a scuola», continua. Ma il ragazzo, «con voce suadente e remissiva, lo anticipò e gli chiese di offrirgli la colazione, non avendo una lira». Giusto il tempo di accontentarlo «che gli fece trovare sul tavolino un ritratto colorato su carta Bristol e lo ringraziò con questa battuta: “Professore, lo conservi perché io un giorno sarò un grande”». Leggi l'articolo completo su
Il Mattino