Senza lavoro e senza tutele l'esercito dei tremila esodati

Senza lavoro e senza tutele l'esercito dei tremila esodati
Le aziende dove lavoravano hanno chiuso i battenti ormai da tempo, sotto i colpi della crisi e di una desertificazione industriale iniziata ben prima del 2008. Molti di loro sono...

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Le aziende dove lavoravano hanno chiuso i battenti ormai da tempo, sotto i colpi della crisi e di una desertificazione industriale iniziata ben prima del 2008. Molti di loro sono capifamiglia di nuclei monoreddito. Ora sono senza lavoro e senza nessuna forma di ammortizzatore sociale. Sono gli «esodati della mobilità», un esercito di ex lavoratori, che nella sola provincia di Salerno conta su un plotone di circa 3mila «invisibili», che hanno visto scadere la mobilità nel 2017 e che non rientrano in quelli dell’area di crisi complessa Salerno-Battipaglia a cui scadeva nel primo semestre 2018, per i quali la Regione ha da poco firmato il decreto di proroga. Per loro, al momento, non è prevista nessuna deroga, né rientrano in nessuna scelta di Palazzo Santa Lucia. 


Sono ex dipendenti di diverse aziende per le quali anche i riflettori mediatici si sono spenti dopo la conclusione delle vertenze e la concessione delle casse integrazioni o della mobilità. Parliamo della Ideal Clima, del pastificio Antonio Amato, dell’ex Alcatel, della Mg, Sesa, Larek, Ligra, Ispad sud e tante altre realtà industriali vittime della crisi di questi anni, che attraversano trasversalmente tutto il territorio provinciale. «Le modifiche introdotte dal Jobs act hanno ridotto sensibilmente la possibilità di utilizzo degli ammortizzatori sociali – sottolinea Antonio Capezzuto, coordinatore del dipartimento mercato del Lavoro della Cgil di Salerno – Una situazione drammatica per i lavoratori che si trovano senza alcun reddito dopo anni di lavoro, lontani dalla pensione e con nessuna prospettiva di ricollocazione. A fallire non sono state solo le aziende, ma anche le istituzioni, incapaci di garantire un reddito a queste persone. In Regione Campania non ci sono più fondi per le politiche passive, al di là di quelli stanziati per i primi 6 mesi del 2018 nelle aree di crisi complessa grazie all’intervento del Governo. Le politiche attive allo stesso tempo non hanno dato i risultati sperati, anzi sono state un vero e proprio fallimento».


Attraverso il programma «Ricollocami», nel biennio 2016-2017, stando ai dati della Cgil, sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato solo 162 disoccupati, rispetto ai circa 6mila che avevano aderito al progetto. «I nuovi investimenti, cioè i contratti di sviluppo in essere, hanno tempi lunghi (3 anni) per dare effetti positivi sulla nuova occupazione – conclude Capezzuto – È chiaro che senza un intervento deciso e immediato, la mobilitazione continuerà senza sosta». Leggi l'articolo completo su
Il Mattino