Polemiche sulla locandina gay parte la querela dell’ultradestra

Polemiche sulla locandina gay parte la querela dell’ultradestra
Che la rivisitazione in chiave omosessuale dell’Ultima cena non fosse andata giù proprio a nessuno era sembrato da subito abbastanza chiaro. Ma che potesse divenire...

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Che la rivisitazione in chiave omosessuale dell’Ultima cena non fosse andata giù proprio a nessuno era sembrato da subito abbastanza chiaro. Ma che potesse divenire oggetto di una querela non era poi così scontato. Invece, dopo il blitz del giovedì Santo, con il lancio di volantini alla volta del Caffè Verdi mentre era in corso l’aperitivo organizzato dal gruppo DiverCity, appuntamento fisso di metà settimana all’Arbostella per la comunità Lgbt, Forza Nuova va in caserma e querela i responsabili dell’utilizzo di quella locandina.


Un’immagine, quella individuata da Emanuele Avagliano, leader del gruppo DiverCity, per pubblicizzare l’incontro ricadente nella settimana di Pasqua, definita «oltraggiosa». Un manifesto che, a dire del movimento politico di ultradestra, «ha offeso la sensibilità e la coscienza dei credenti cristiani». Da qui, «come preannunciato nei giorni recenti», la decisione di chiamare in causa la magistratura. 

Le parole utilizzate da Forza Nuova Salerno sono molto dure: «Di fronte ad un atto alquanto ignominioso, specchio fedele della decadenza galoppante in atto e che grida vendetta al cospetto di Dio – scrive in una nota la federazione provinciale del movimento - profondiamo l’impegno affinché esso non rimanga impunito e passi sotto il vaglio giudiziario delle autorità competenti, in piena conformità colla legge vigente». 

L’obiettivo di chi «pone il trinomio Dio-Patria-Famiglia come cardine essenziale del proprio agire politico» è quello di «salvaguardare il decoro pubblico e la dignità spirituale del nostro popolo».

Non soltanto: nella denuncia sottoscritta dal responsabile cittadino della formazione politica si fa riferimento anche a un’altra ipotesi. «Il secondo “apostolo” alla sinistra del presunto Signore Gesù Cristo – si legge nella querela – rappresenta la mia persona con tanto di barba e baffi, verosimilmente rubata da qualche sito internet, tra cui Facebook». Leggi l'articolo completo su
Il Mattino