Salerno, Lembo va in pensione: «Ma resta il rammarico Vassallo»

«Il mio unico rammarico è quello di non essere giunti ancora alla verità sull'omicidio del sindaco Angelo Vassallo. Non è un caso eccezionale o particolare ma é un caso umano dai mille risvolti. Devo dire che finora abbiamo arato il campo del conoscibile e del conosciuto e questa è la difficoltà estrema del nostro lavoro. Noi non prendiamo scorciatoie più o meno gradite: la colpevolezza per noi si basa sull'acquisizione delle prove e la verifica di tutte le alternative probatorie. Questo è un lavoro difficile che può non avere compimento nei due anni previsti dalla legge, in questo caso ne sono passati molti di più... ma io confido ancora nel lavoro dei colleghi che è in pieno svolgimento e confido in quanti ci stanno lavorando perchè sono magistrati di qualità e grande profondità che non si fermano alla superficie delle cose. Le prove nascono laddove c'è l'esplorazione della realtà umana, una realtà al tempo stesso semplice ma difficile». Corrado Lembo saluta con queste parole la procura di Salerno che ha retto per ben quattro anni e va in pensione. Lo fa con parole semplici, elogiando il suo ufficio, i suoi magistrati, e sperando di aver messo in moto un sistema «moderno» che possa ben allinearsi con «la modernità della nuova cittadella giudiziaria». Vassallo è il suo unico rammarico. E se questo è il suo cruccio, Lembo precisa che non ci sono inchieste che predilige. «Non faccio alcuna gerarchia delle operazioni perché ho sempre sostenuto che anche il processo più piccolo e quello con meno riflessi mediatici non è meno importante degli altri perché al centro delle inchieste ci sono sempre delle persone che vanno rispettate». Di qui l'aneddoto. «In una occasione ci fu un errore nella comunicazione di un dato. Ebbene, non ho avuto alcuna difficoltà a prendere carta e penna e a scrivere al diretto interessato per scusarmi per un caso di quasi omonimia».

Sorride Corrado Lembo quando si parla del suo futuro. E soprattutto sorride quando gli viene chiesto se la politica potrebbe entrare nella sua vita da pensionato. «Non penso assolutamente alla politica nonostante questo tema sia stato discusso e affrontato dalla libera stampa. Anche se mi sollticherebbe l'idea di impegnarmi in un settore nuovo ma credo che la mia vita si sia svolta e si svolgerà su altri binari». Bolanci pubblici Lembo preferisce non farne pur ammettendo che «in cuor mio ho dei bilanci da registrare ma anche da valutare. Ma la mia esperienza a Salerno è estremamente positiva».

«Siamo fortunati ad essere stati i figli di Corrado Lembo. Anche se io sono quello che gli ha dato più grattacapi... Siamo fortunati non perché abbiamo una vita agevolata ma per i valori che mio padre ci ha trasmesso». Andrea Lembo, candidato a sindaco di Campagna, sia pur non eletto, ha preso la parola ieri mattina durante la manifestazione di saluto al padre procuratore. Soltanto poco prima, a chi gli aveva chiesto come stesse, aveva risposto: «Sollevato!». Le polemiche sull'incarico di procuratore capo di Salerno assegnato a Corrado Lembo presero il via proprio dalla sua militanza nel Pd con incarichi in segreteria provinciale. «Sono avvocato - ha detto - un piccolo avvocato e quando decisi di studiare Girusprudenza mio padree mi disse di farlo con il cuore e di diventare un servitore dello Stato perché è bello e molto dignitoso. Ecco... questo è mio padre».

È stato proprio l'abbraccio con Leonida Primicerio, il procuratore generale di Salerno e suo avversario nella nomina a procuratore capo quattro anni fa, il momento più commovente della festa di ieri. In tanti erano presenti nell'aula Parrilli che, ieri mattina, sembrava ancora più piccola. Istituzioni politiche e militari, dipendenti del tribunale e della procura. Ma non tutta la «squadra» di Corrado Lembo era presente. Alcuni magistrati hanno soltanto fatto un «doveroso» capolino. In dodici, invece, hanno voluto raccontare qualche aneddoto sulla vita professionale del procuratore in pensione, dalla presidente della Corte d'Appello Iside Russo al giovane presidente dell'Anm Piero Indinnimeo. Dall'«amico» e collega Franco Roberti al professore di diritto Giuseppe Tesauro. E ancora: il presidente dell'Ordine degli Avvocati Americo Montera, della Camera penale Michele Sarno, l'ex procuratore geenrale Lucio Di Pietro, il presidente del tribunale di Napoli Ettore Ferrara, il procuratore capo di Napoli Giovanni Melillo; il rettore Aurelio Tommasetti; il magistrato emerito Gargano.

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