«Il Volo cambia rotta: melodico con brio pop»

«Ad astra» è il primo album di inediti del trio, per qualcuno sull’orlo dello scioglimento

«Il Volo cambia rotta: melodico con brio pop»
Dovremmo parlare del loro primo disco di inediti, di una svolta musicale che li ha visti negli ultimi mesi, da Sanremo all’ospitata al «Social club» di Luca...

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Dovremmo parlare del loro primo disco di inediti, di una svolta musicale che li ha visti negli ultimi mesi, da Sanremo all’ospitata al «Social club» di Luca Barbarossa, protagonisti anche di una sorta di operazione simpatia per accreditarsi verso il pubblico più giovane. Ma il gossip che tracima dalla rete obbliga subito alla domanda sul presunto scioglimento de Il Volo che coverebbe sotto la cenere per via di qualche siparietto in cui l’uno ha contraddetto l’altro. La risposta arriva da tutti e tre, a voce unica: «Il rapporto tra di noi è forte, così forte che possiamo avere idee diverse. È un po’ come con un partner: ci litighi, ma per restare insieme, non per rompere». 

Sistemata la questione, torniamo al disco. Possiamo chiamarlo «operatic pop»? 
Gianluca Ginoble, 29 anni, da Roseto degli Abruzzi: «Se serve proprio una definizione... Il belcanto c’è, il pop pure, abbiamo voluto sperimentare sonorità per noi inedite, lavorare con autori nuovi, duettare con Irama...».

Perché cambiare, visto il successo internazionale raccolto in questi primi 15 anni di carriera?
Piero Barone, da Naro, 30 anni: «Sono gli inediti, i brani che hai lanciato tu, che definiscono una carriera. Noi abbiamo “Grande amore”, il “Capolavoro” con cui siamo tornati a Sanremo per un dignitosissimo ottavo posto, ma poi cantiamo classici, in Giappone non possiamo farne a meno, magari in Italia ed in Europa possiamo farci ascoltare in questa versione diversa... È stato bello lavorare con Michelangelo, Federica Abbate, Edwin Roberts, Michael Tenisci, Federico Nardelli, Luca Faraone, Stefano Marletta. Ci siamo raccontati, il pubblico sa come cantiamo, ora sa anche che cosa vorremmo cantare. Certo, è bello intonare “Caruso” o una romanza, ma lo fanno altri cento, questi pezzi sono nostri, solo nostri».

Brani come «Opera», «Chiaro di luna», «Frammenti di universo», «L’infinito» danno l’idea di una riforma più che di una rivoluzione. 
Ignazio Boschetto, 29 anni, bolognese: «Ci piacciono le sfide, ma non bisogna esagerare. Siamo noi, con le nostre voci diverse, i nostri gusti diversi, ma anche la nostra storia in comune, il nostro stile».

Missione? 
Ginoble: «Rompere l’omologazione sonora. Noi tre siamo cresciuti ascoltando la musica dei nostri genitori. Oggi i genitori sono obbligati ad ascoltare la musica dei ragazzi. Non c’è altro in giro».
Barone: «Insomma... Eravamo noi che ascoltavamo la musica più adulta, i giovani dagli anni Cinquanta hanno sempre avuto la loro musica. Il problema è che gli adulti non vanno in rete, altrimenti avremmo ben altre classifiche».

Modelli? 
Ginoble: «L’intro e l’outro guardano ai “Carmina burana”, altrove ci sono echi di Ludwig Göransson e di Hans Zimmer».

L’orchestra fa la differenza, le vostre voci pure, anche se usano più chiaroscuri, falsetti... Com’è andata con Irama? 
Barone: «Ha impostato la melodia, ha riscritto la sua parte vocale e la sua strofa: è stato bello osservare modalità di lavoro diverse dalle nostre. Ed è nata una bella amicizia».

Oddio, c’è un brano che si intitola «Il mondo all’incontrario», come il libro di Vannacci. 
Ginoble: «Non ha nulla a che vedere con quel libro».
Barone: «È il nostro sogno utopistico di un mondo migliore. Ma “Opera” è anche il contrario, è l’invito a godersi la vita e il mondo che c’è».

E ora? 
Boschetto: «Da aprile fino a settembre, porteremo i nostri nuovi brani e il meglio del nostro repertorio in Cina, dove andremo per la prima volta, e in Giappone. Faremo poi ritorno in Italia con il progetto “Tutti per uno”, quattro serate straordinarie che si terranno all’Arena di Verona il 9, 11, 12 e 13 maggio, le prime tre sold out, da cui sarà tratto uno speciale per Canale 5».

Il 17 luglio tornate a Pompei, nell’anfiteatro. Domani pomeriggio, intanto, vi aspetta un firmacopie al Vulcano buono di Nola. 


Boschetto: «A Pompei potremmo fare una nostra versione dei Pink Floyd... Scherzo, eh?».  Leggi l'articolo completo su
Il Mattino