Scarpa, il milanese di Bellavista: «Napoli tradita dalla borghesia»

«Al posto mio, nel ruolo di Cazzaniga, avevano pensato a GinoBramieri. Io non conoscevo Luciano se non per fama; mi proposero laparte, ero indeciso, poi lessi il libro, conobbi Luciano, e i dubbisvanirono». In «Così parlòBellavista» Renato Scarpa è il nuovo capo delpersonale all'Alfasud, che va ad abitare nello stesso palazzodi Gennaro Bellavista, professore di filosofia in pensione e, come«uomo di libertà» milanese, preciso, puntuale,ligio al dovere, si contrappone agli «uominid'amore» partenopei e al loro vitale anarchismo.

Scarpa, 33 anni dopo, alla vigilia del debutto dellaversione teatrale del film, firmata da Geppy Gleijeses, che cosaricorda di quel set e di De Crescenzo?
«Come le dicevo, m'innamorai innanzitutto del libro,dell'ironia, della tenerezza e dell'affetto che emanava.Poi, scoprii Luciano. L'immaginavo un superficiale tombeur defemmes, incontrai una creatura limpida, semplice, umile, generosa,gentile e profondamente buona con tutti, che racchiudeva insé l'anima della Napoli migliore, quella che amai fin dabambino».

Lei milanese?
«Sono un figlio della guerra. Nei tempi duri, quando sisoffrivano il freddo, la fame e la paura, ascoltavo le sue canzonie sognavo la Grotta azzurra».

De Crescenzo l'ha voluta in tutti i suoifilm.
«Tra noi nacque un'amicizia vera, schietta».

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