Peyroux, inni secolari tra Tom Waits e i blues di Willie Dixon

Madeleine Peyroux
I suoi primi vent’anni di carriera Madeleine Peyroux li festeggia con un disco semplice, delicato, profondo, «Secular hymns», in uscita il 16 per la Impulse!,...

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I suoi primi vent’anni di carriera Madeleine Peyroux li festeggia con un disco semplice, delicato, profondo, «Secular hymns», in uscita il 16 per la Impulse!, inciso in trio, con la chitarra di Jon Herington e il basso di Barak Mori. Gli inni secolari scelti sono blues di Willie Dixon, Lil Green e Sister Rosetta, trascinati con attitudine sexy, ma anche chicche più recenti e complesse di Tom Waits («Tango till they re sore» , Townes Van Zandt («The higway kind») e Allen Toussaint («Everything I do gonna be funky»), oltre a sorprese come «More time» del poeta reggae maxista Linton Kwesi Johnson, poco prevedibile tra uno spiritual afroamericano e un’immersione nel great american songbook («Hard times come again no more» di Stephen Foster). Nessuna novità ma molte emozioni, in sintonia con il percorso artistico della chanteuse di Athens, che ha solo il torto di affacciarsi su un mercato che si annuncia sul fronte di questi suoni inevitabile campo di caccia privilegiato degli imminenti lavori di Leonard Cohen («You want it darker»), Van Morrison («Keep me singing», in uscita il 30 settembre) e Norah Jones, pronta a tornare al piano con «Day breaks».

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Il Mattino