Terni, si uccide in cella a 28 anni dopo una rissa con altri detenuti: la pm Barbara Mazzullo apre un fascicolo

Il garante dei detenuti: "Violati i diritti umani, indaghino le procure"

Terni, si uccide in cella a 28 anni dopo una rissa con altri detenuti: la pm Barbara Mazzullo apre un fascicolo
TERNI - Un detenuto marocchino di 28 anni, in cella per rapina, si è impiccato mentre aspettava di essere trasferito nel penitenziario di Perugia dopo una rissa con altri...

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TERNI - Un detenuto marocchino di 28 anni, in cella per rapina, si è impiccato mentre aspettava di essere trasferito nel penitenziario di Perugia dopo una rissa con altri tre connazionali.

La tragedia sabato alle 23, dopo una serata di fuoco per la rissa andata in scena nel padiglione della media sicurezza. I poliziotti della penitenziaria, col suppore del personale rientrato dal servizio, erano riusciti a riportare la calma. Una calma apparente perché poco dopo il 28enne, che in isolamento aspettava il trafserimento a Capanne, ha preso un indumento personale e si è impiccato alla grata.

Il corpo senza vita del detenuto marocchino è a diposizione del pm, Barbara Mazzullo, che ha aperto un'inchiesta.

Sulla vicenda la denuncia e lo sdegno del Sappe con il segretario dell'Umbria Fabrizio Bonino: "I colleghi sono stati aggrediti con schiaffi e pugni e gli sono state lanciate contro  lanciandogli contro bombolette del gas e addirittura maglie insanguinate".

Mirko Manna, della Fp Cgil polizia penitenziaria nazionale sottolinea che "durante la rissa sono rimasti feriti una decina di poliziotti, intervenuti per separare i gruppi e un detenuto è riuscito a ferire ad un braccio con una lametta il vice comandante che era intervenuto subito per coordinare l’intervento dei poliziotti".

Dichiariato lo stato di agitazione per il carcere di Terni. Secondo Valentina Porfidi, segretaria generale di Terni della Fp Cgil "è indispensabile un cambio al vertice del penitenziario ternano".

Per Giuseppe Caforio, garante dei detenuti "il tempo dell'attesa è finito e non si può continuare a scaricare le gravi inadempienze del sistema carcerario sulla polizia penitenziaria ridotta all'osso e senza strumenti adeguati per affrontare queste situazioni.  Queste morti - aggiunge Caforio - sono sulla coscienza di tanti e sono indegne per una comunità civile come quella umbra".

Il garante dei detenuti  si riserva di formalizzare un esposto dettagliato alle procure della Repubblica "per le gravi omissioni perpetrate nel sistema carcerario Umbria in violazione dei diritti umani come consacrati dalla Dichiarazione universale sui diritti dell'uomo".

 

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Il Mattino