Minacce di morte a Bray: solo i custodi sapevano del suo arrivo a Carditello

Domenica 2 Agosto 2015 di Laura Cesarano

Solo gli addetti ai lavori sapevano che l’ex ministro Massimo Bray, l’uomo che ha restituito Carditello allo Stato, sarebbe venuto in visita ieri mattina. Un elemento che restringe il campo da perlustrare per trovare la pista che porta agli autori dell’ennesima minaccia. A mezzogiorno Bray, in visita al real sito borbonico ritrovato, alla vigilia dell’accordo di valorizzazione che arriva alla firma lunedì, aveva appena detto grazie alle associazioni: «Se non avessero fatto pressione sui miei uffici e non mi avessero fatto conoscere la situazione questa reggia avrebbe avuto un’altra sorte». Aveva appena finito di rilasciare un’intervista alle telecamere di Rainews 24. È stato allora che, prima di andare via, ha detto di voler fare un salto alla cappella reale del sito, seguito dalla giornalista Carlotta Macerollo. Passando dalla grande sala al piano terra, ha notato un libro su un tavolo. Si trattava di un manuale di tecnica edilizia, poi sequestrato dalla scientifica. Sotto si intravedeva la busta. La grafia incerta, quasi certamente camuffata, già non prometteva niente di buono. «A Massimo Bray Spm». E nelle sue proprie mani l’ex ministro ha preso il foglio: «Ti avevamo avvisato di non ritornare a Carditello altrimenti saresti morto».

Fine dei sorrisi e delle strette di mano. È cominciato il momento dell’allarme. Il momento acuto, perché per l’ex ministro sotto scorta la minaccia è continua, come continue e irreversibili sono le conseguenze del percorso iniziato nel 2013 per salvare Carditello. Il real sito, una delle 22 «delizie reali» fatte costruire dai Borbone, per molti anni è stato di proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, poi commissariato. Anni di abbandono e vergognosi saccheggi: nessuno si occupava della tenuta, frequentata esclusivamente da vandali e ladri. Tutt’intorno tonnellate di rifiuti e, quasi equidistanti dal sito storico, due discariche: Maruzzella e Santa Maria La Fossa. Poi la vendita all’asta per sanare una situazione debitoria disastrosa. Prezzo di partenza 25 milioni di euro. Dopo 12 battute d’asta andate deserte, il prezzo era sceso a 10 milioni. È opinione generale che gli autori delle intimidazioni abbiano come obiettivo il boicottaggio della Fondazione. Tecnicamente, però, lunedì sarà il nuovo ministro, Dario Franceschini, a firmare assieme al governatore della Campania Vincenzo De Luca, al sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino, al prefetto di Caserta Arturo De Felice l’accordo propedeutico alla nascita del nuovo soggetto, che per ora sarà pubblico (restano fuori le associazioni che si sono battute per Carditello) e che in un secondo momento, lo ha precisato il titolare del Mibact pochi giorni fa, «si aprirà all’apporto di giovani e volontari».

La Fondazione significa interventi sulle strade, lavori, fruizione, turismo. Significa stop all’abbandono. Forse il recupero del sito attirerebbe troppa attenzione su una via di transito per i camion che trasportano veleni in una terra di segreti e di roghi, una terra di nessuno che si vorrebbe far rimanere tale. Ma il processo è avviato. Perché minacciare ancora Bray? Appena l’ex ministro ha aperto la busta le guardie del corpo hanno allertato i carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere che sono arrivati con gli uomini del nucleo scientifico. Hanno portato via la lettera e il libro che era stato utilizzato come fermacarte (o anche come ulteriore messaggio?). Poi hanno ascoltato Bray, la collaboratrice de Il Mattino Nadia Verdile, già minacciata per il suo impegno per Carditello, e la collega della Rai. Le indagini continuano.

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 08:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA