Napoli. Gay picchiato, racconto choc: «Un incubo»

di Melina Chiapparino

Sul volto sono evidenti lividi e gonfiore, segni delle percosse inflitte da uno sconosciuto per aver baciato il suo compagno a piazza Dante. Dell’aggressione avvenuta lunedì sera, poco dopo le 21,30, le ferite refertate con una prognosi di 15 giorni e due punti di sutura al labbro inferiore, probabilmente, non lasceranno alcuna traccia ma per il 20enne napoletano, malmenato, sarà impossibile dimenticare quegli istanti di cieca violenza. «Ero con il mio compagno a pochi passi da Port’Alba e tra una chiacchiera e l’altra ci stavamo scambiando abbracci e c’è stato un bacio - racconta il giovane, appassionato d’arte e vicino agli ambienti della comunità Arcigay partenopea - ci siamo accorti degli insulti che provenivano da un uomo distante circa una decina di metri da noi ma non immaginavamo passasse alle mani».



Sono trascorsi solo una manciata di secondi tra le frasi che l’uomo pronunciava ad alta voce insultando la coppia omosessuale e l’assalto manesco durante il quale il 20enne ha ricevuto un pugno in pieno volto. «Non ho avuto neanche il tempo di guardarlo in faccia ed ho sentito una botta fortissima sulla bocca che ha cominciato subito a sanguinare - continua a raccontare la vittima - a quel punto ci siamo allontanati cercando soccorsi ed abbiamo chiesto aiuto a due ragazzi che erano vicini alla fermata dell’autobus in piazza Dante ma ci hanno ignorati».



Quello che ha scosso più della violenza il 20enne colpito in faccia è stata l’indifferenza dei passanti, un muro di disinteresse rotto solo dal 31enne napoletano, testimone dell’accaduto che, accorgendosi della coppia in difficoltà, ha tentato di calmare l’aggressore ed ha allertato il 118. «Ho temuto il peggio ed ho capito immediatamente che quel fastidio sfociato in violenza era causato dalla nostra identità sessuale, un fatto evidente anche per gli insulti ricevuti - spiega il 20enne che fatica a muovere le labbra a causa dei punti - c’era la paura ma il pensiero predominante era cercare aiuto ed è stato deludente non trovarne, questo ci ha angosciati più dell’aggressione. Dobbiamo ringraziare l’unico che si è prodigato per noi, un ragazzo che si trovava distante alcune decine di metri e ci è venuto incontro poco dopo il raid». Per il momento non è stata esposta alcuna denuncia, lo choc e la paura piombate improvvisamente nelle vite dei due giovani sono più forti di ogni altra preoccupazione.



«Se dovessi fare una denuncia anonima si tratterebbe di una pura formalità e sono convinto che questo episodio è frutto dell’incapacità di ragionare di quell’uomo e di tutti coloro che vedono le persone soltanto in funzione della loro identità sessuale e non in quanto essere umani dotati degli stessi doveri e diritti e soprattutto delle stesse libertà» ha dichiarato il ragazzo ferito, che punta il dito sulla «necessita di un cambiamento culturale». «Occorre togliere i ragazzi dalla strada, è lì che nasce la violenza che si tratti di attacchi omofobi, razziali o altro - insiste il 20enne - si dovrebbe operare un cambiamento culturale offrendo la possibilità alle persone di essere educati alle diversità».



Nonostante la voglia di reagire e combattere contro la violenza subita e la forte pressione psicologica di chi vive un’identità di genere non sempre accettata, la conclusione del 20enne non lascia dubbi sul forte trauma subito. «Sicuramente non riuscirò ad essere più lo stesso per strada - chiosa il ragazzo - non mi verranno più naturali atteggiamenti affettuosi e farò più attenzione».
Mercoledì 26 Novembre 2014, 08:47 - Ultimo aggiornamento: 26-11-2014 08:53
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