Camorra. Confessò decine di omicidi senza indicare i complici: libero Angelo Moccia

Venerdì 20 Marzo 2015 di Leandro Del Gaudio
Si occupa di fasce deboli, di portatori di handicap o soggetti afflitti da gravi malattie, trascorre con loro buona parte della propria vita. Una vita nuova, da appena pochi giorni, dopo ventitré anni e un mese trascorsi in cella, alle prese con processi per omicidi e fatti di camorra.



Una vita nuova, alla soglia dei sessanta anni, da quando il Tribunale di sorveglianza dell'Aquila ha stabilito che il conto con la giustizia era quasi interamente saldato: e ha messo la firma sulla scarcerazione di Angelo Moccia (detto Enzo), un pezzo di storia criminale napoletana. Libero, con il solo affido ai servizi sociali, presso un ente che conviene tenere top secret, per il quale potrà svolgere mansioni utili, al servizio dei più deboli. Fisico asciutto, nonostante la lunga permanenza in cella, capelli corti e bianchi, la soddisfazione - tutta personale - di aver mantenuto fede alla propria idea, di aver fatto la scelta giusta. Ricordate il caso di Angelo Moccia? Siamo all'inizio degli anni Novanta, quasi 25 anni fa, la Campania (Napoli, Caserta e Salerno in particolare) era devastata dalla guerra tra Nuova famiglia (di cui Moccia era stato un fondatore) e i cutoliani, prima di diventare teatro di altre faide intestine alla stessa Nuova famiglia.



Nacque un'idea, in quella Campania in cui venivano saccheggiati ancora i fondi sbloccati dall'emergenza post terremoto, e in un contesto nazionale segnato dalle stragi di mafia di sapore eversivo: una proposta incoraggiata anche da esponenti del mondo della Chiesa e della cultura, quella della dissociazione dalla camorra, con un atteggiamento processuale che trovò non poche critiche sul fronte investigativo. Dissociazione - per essere chiari - significava confessare i propri delitti, senza però accusare complici o nemici di un tempo, insomma trattare una sorta di resa condizionata per voltare le spalle alla camorra ed evitare comunque l'ergastolo. Qualcuno ci provò con una buona dose di opportunismo, qualcun altro riuscì invece ad essere coerente con la propria scelta, in uno scenario segnato da processi e sentenze, arresti e condanne.



Un caso di coerenza con la propria scelta è sicuramente quello di Angelo Moccia, per altro raccontato nel libro inchiesta «Una mala vita» (Pironti editore), scritto dagli avvocati dell'ormai ex detenuto Saverio Senese e Libero Mancuso. Decine e decine di udienze, processi sostenuti con la casacca di «imputato diverso» rispetto al panorama giudiziario offerto in questi anni in Assise, con tanti boss e killer che hanno deciso di collaborare con la giustizia.




CONTINUA A LEGGERE SUL MATTINO DIGITAL © RIPRODUZIONE RISERVATA