Coniugi uccisi a Giugliano, fermato un giovane: tradito da un'impronta sul sangue di una vittima

Giovedì 23 Aprile 2015 di Marco Di Caterino - Mariano Fellico

(Nella foto: a sinistra il presunto omicida Antonio Riano. Accanto i coniugi uccisi)

Tradito da un'impronta digitale su una macchia di sangue della vittima. Sarebbe questa la prova, secondo la Procura, che determina la colpevolezza, o quanto meno il coinvolgimento, di Antonio Riano, 30enne fioraio di Soccavo, nel duplice omicidio dei coniugi Luigi Simeone e Immacolata Assisi. Sangue di Simeone sullo sportello destro del suo taxi.

Tra le altre prove una telecamera di via Ripuaria avrebbe ripreso il taxi di Simeone sabato sera seguito dall'auto di Riano. Decisiva anche una telefonata anonima a «Chi l'ha visto» ieri sera. Una voce ha raccontato di aver visto nei giorni scorsi il povero Simeone discutere animatamente, all'interno di un taxi in un parcheggio a Monterusciello, con due giovani, dell'età apparente di 30 anni. Alla fine la minaccia. «Te la faremo pagare».

All'origine del duplice delitto una compravendita di una casa. Che la coppia doveva vendere al giovane fioraio. É stataoritrovato anche una sorta di preliminare tra le parti. In pratica sembra che le due vittime non volessero lasciare l'appartamento a Riano alla data stabilita. Di qui il gesto dell'uomo che però deve ancora trovare conferme dalle indagini. I due sono stati uccisi con una pistola 7,65 ma dell'arma non c'è ancora traccia. Così come c'è almeno un complice, al momento irreperibile, di Riano,

Una lunga notte di interrogatori poi la decisione del pm di fermare il giovane fortemente indiziato del feroce delitto. Gli agenti del commissariato di Giugliano, coordinati dal primo dirigente Pasquale Trocino, hanno lavorato per l'intera notte, con domande sempre più stringenti al giovane sospettato di Pianura. Il trentenne lavora col padre che di mestiere è fioraio ed ha una bancarella fuori al cimitero di Soccavo. Alla fine è stato decretato il fermo.

All'origine dell'individuazione del trentenne un messaggino per combinare un incontro in pizzeria: lo avrebbe inviato l’acquirente dell’appartamento della famiglia Simeone. È stato interrogato per diverse ore e non avrebbe confessato il delitto ma si sarebbe contraddetto in più occasioni. Ad inchiodarlo un sms e gli orari dell'appuntamento, come raccontato durante la conferenza stampa alla Procura del tribunale di Napoli Nord di Aversa.

Titti, la donna uccisa sabato, lo ha mostrato poche ore prima di morire all’amica del cuore, una vicina di casa che ieri ne ha parlato a lungo con gli inquirenti. Quindi l’ultimo appuntamento della coppia non sarebbe stato con un gruppo di amici. Ma non è detto che al ristorante i due siano veramente arrivati. L’assassino potrebbe averli intercettati prima, o all’ultimo momento ci potrebbe essere stato un cambiamento di programma.

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 09:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA