Caso Ischia, la ragnatela della Cpl Concordia tra fondazioni e appalti vaticani

di Leandro Del Gaudio

Una rete di rapporti che puntava dritto al Vaticano, o meglio, agli appalti degli ospedali del Vaticano (come il Bambin Gesù, per intenderci). Una rete di rapporti che puntava a coperture eccellenti, anche tra ufficiali della Guardia di Finanza, tanto da avere la certezza di essere sotto intercettazione. Eccolo il gruppo dirigente della Concordia cpl, il consorzio delle coop rosse, visto alla luce degli atti depositati in queste ore a margine della richiesta di arresto di Ferrandino e dei manager emiliani. Un lungo racconto, decine di migliaia di pagine agli atti, le carte dell'inchiesta napoletana puntano a svelare l'esistenza di un grumo di potere, di un sistema affaristico che ruoterebbe - condizionale obbligatorio - attorno alle elargizioni della Concordia. Soldi alle fondazioni di vip del mondo della politica (non indagati, ndr), soldi a sindaci o funzionari tecnici che possono servire a sbloccare passaggi amministrativi per l'espansione (specie nel sud Italia) del gruppo emiliano. Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla pista che porta in Vaticano. Decisiva una microspia piazzata in via Bufalo, nella sede romana della Concordia, all'interno di uffici ovattati ritenuti a prova di cimici. Qui, per intenderci, uno come Francesco Simone (responsabile delle relazioni esterne della Concordia) si sentiva più o meno al sicuro, almeno fino a quando non gli arriva la «soffiata» sull'inchiesta napoletana, che lo costringe a disporre una bonifica degli uffici. Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla rete e dagli affari in Vaticano.



Il Cardinale e gli ospedali

Stando a un'informativa del Noe, Massimo Ferradino (fratello del sindaco arrestato, nonché consulente esterno della Concordia, ndr) parla «di un cardinale». Chi è l'alto prelato? «Uno che conta - dice Ferrandino - che comanda la prefettura degli affari economici... è il ministro del tesoro del Vaticano praticamente, ha il Gemelli, tutti gli ospedali che fanno riferimento al Vaticano; è questo Cardinale che dà i soldi a questi ospedali». Parole raccolte dai militari del Noe, che segnalano anche l'esigenza di «andare in Vaticano» da parte di uno degli interlocutori di Ferrandino.



Gli ufficiali della Finanza

Altro capitolo spinoso, che emerge dall'informativa del Noe, riguarda il rapporto tra esponenti della Concordia e il generale della Finanza Michele Adinolfi. Decine di pagine sono infatti dedicate ai rapporti con le divise, tanto che i militari del nucleo tutela ambientale non esitano a chiarire che Francesco Simone e Massimo Ferrandino «coltivano relazioni con tutti gli esponenti delle forze di polizia, al fine di acquisire informazioni su eventuali procedimenti che si dovessero instaurare nei loro confronti». Insomma, torna nelle indagini napoletane la caccia alle talpe e il tentativo (vero, presunto o semplicemente millantato, ndr) di avvalersi di coperture istituzionali. Scrivono gli inquirenti: «Di rado Simone parla liberamente al telefono, sia fisso che il proprio cellulare, preferendo incontrare le persone presso il suo ufficio a Roma in via del Bufalo, dove invece si esprime senza timore». Ed è qui che verrà piazzata la cimice che consente un salto di qualità alle indagini del pool guidato dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino. Scrivono i carabinieri del comandante De Caprio: «Anche lo stesso Massimo Ferrandino è molto accorto nell'utilizzazione del cellulare. Come accennato è stato grazie all'intercettazione ambientale di via del Bufalo che sono emerse delle circostanze corruttive a carico di Simone, Ferrandino, Verrini, e del generale Adinolfi Michele e Giuseppe Matteo Lopez (ufficiale non indagato, ndr)».




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Mercoledì 1 Aprile 2015, 08:11 - Ultimo aggiornamento: 01-04-2015 21:16
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