Napoli, spari all’impazzata per uccidere: «Genny era l’obiettivo dei killer»

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di Leandro Del Gaudio

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Non era solo una prova di forza, un modo per spaventare e imporre il proprio dominio a colpi di arma da fuoco. No, l’alba di fuoco del rione Sanità, nella prima domenica di settembre, aveva un obiettivo strategico: uccidere, fare uno o più morti, «buttare qualcuno a terra». Eccoli i killer del diciassettenne Gennaro Cesarano, gli assassini dell’ultimo omicidio camorristico consumato a Napoli: arrivano in piazza San Vincenzo alla Sanità, in sella a due moto, hanno i caschi e i fari alti - sparati volutamente ad altezza degli occhi - hanno le armi pronte.



Puntano al gruppetto di amici che si ritrova ormai da tempo nel rione all’esterno di un locale pubblico, sanno chi si trova in quel momento a pochi passi da pub e chiesa di San Vincenzo. Hanno ricevuto la filata e vanno a colpo sicuro, sono stati avvertiti, sanno con un buon livello di precisione chi si trova nel punto x della loro mente, che corrisponde all’esterno di un locale pubblico aperto fino a tardi. Sparano decine di colpi e uccidono Gennaro Cesarano, appena 17enne, faccia da bravo ragazzo, un percorso di messa alla prova in una coop del posto, secondo quanto disposto di recente dal giudice dei minori. Sparano e uccidono, puntando al petto e alle spalle. Per la Mobile, stando almeno allo stato attuale delle indagini, non ci sono dubbi: era lui il target, era lui l’obiettivo, era lui che doveva morire. Un raid mirato, forse finalizzato a colpire e uccidere più di una persona; forse - visto il volume di fuoco - hanno sparato nel mucchio, convinti del fatto che in quello scenario un morto valeva un altro. Già, ma perché fare il morto a tutti i costi? Perché puntare le armi contro un 17enne e contro uno o più amici giovanissimi?



Indagini condotte dal pm Enrica Parascandolo, in forza al pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, al lavoro gli uomini della mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, ma anche i carabinieri del comandante provinciale Antonio De Vita. Si ragiona su uno scenario: cosa provoca una sentenza di morte a carico di un giovanissimo? Che pericolo poteva rappresentare in uno scacchiere criminale tanto confuso come quello napoletano? Domande che vanno raccontate a partire da una premessa doverosa. In queste ore, è circolata una notizia su un’agenzia di stampa a proposito degli ultimi giorni di vita di Gennaro che non ha trovato alcuna conferma, anzi, incassando una smentita abbastanza diretta: secondo l’agenzia di stampa, Gennaro Cesarano sarebbe stato sequestrato, interrogato e picchiato a sangue in un angolo di via Atri, alle spalle dei Tribunali, in seguito a un suo presunto coinvolgimento con gli scontri di Napoli-Sampdoria.



Tutto falso - insistono da via Medina - circostanze campate in aria, anche in relazione al fatto che il ragazzo non frequentava lo stadio e due domeniche fa certamente non era in Curva A. Stessa versione emerge dal retroterra familiare e di conoscenti di Genny, che non hanno mai fatto riferimento nel corso di interviste e commenti a più voci ad un pestaggio avvenuto prima dell’omicidio di domenica mattina.



Restano le domande di prima: che succede al rione Sanità? Qui, a distanza di giorni, lo scenario si fa via via più preciso: è in corso una faida tra gruppi giovanissimi, che puntano a conquistare il monopolio del traffico di sostanze stupefacenti, specie delle cosiddette droghe leggere. Figlio di un lavoratore (fa l’ambulante fuori Napoli), Genny potrebbe essere finito al centro di una guerra di posizione tra vecchie e nuove forze criminali. Qui nel rione Sanità ad esempio, ci sono i Mauro-Sequino-Esposito che puntano a riaffermare la propria leadership, contro un gruppo di giovanissimi che si muove dentro e fuori il quartiere, con stretti contatti con i Sibillo di Forcella (la famigerata paranza dei bimbi).



Ma si tratta di ricostruzioni che vanno calate in un contesto cittadino quanto mai rovente, che spesso fa i conti con dinamiche nate anche in altri spaccati metropolitani. Una città nella morsa di almeno tre faide, di almeno tre focolai di violenza ancora vivi. Non solo centro storico (dove in questi mesi è stato ucciso il meccanico Luigi Galletta, estraneo alla camorra), ma anche le periferie occidentali e orientali al centro dell’attenzione investigativa. Proviamo a ragionare su quanto sta avvenendo tra Soccavo e rione Traiano, in un fine settimana da incubo.



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Martedì 8 Settembre 2015, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 08-09-2015 17:33




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